Immigrazione, avremo polizia di frontiera europea

16 Dicembre 2015, di Alberto Battaglia

BRUXELLES (WSI) – Un documento della Commissione europea, presentato ieri al Parlamento, lo dice a chiare lettere: “l’area Schengen priva di confini interni è sostenibile solo se le frontiere esterne sono assicurate e protette”.

In totale l’introduzione di una polizia di frontiera europea costerà agli stati membri quasi 20 milioni in più di sussidi e contributi devoluti a Frontex, secondo la bozza di bilancio per il 2015. Il budget salirà di 3,5 milioni e come entrate l’agenzia di sorveglianza delle dogane potrà contare su 114 milioni e 53 mila euro nel 2015 a fronte dei 97 milioni e 945.077 euro totali per il 2014.

Ciò che potrebbe cambiare è il piano per raggiungere proprio quest’ultimo obiettivo: il rafforzamento di Frontex per la sorveglianza dei confini all’interno degli stati membri dell’Unione Europea. Una forza europea congiunta che affiancherebbe le autorità locali per favorire un controllo che, come molti temevano, è stato reso sempre più necessario sia dal continuo afflusso di richiedenti asilo, soprattutto sulla rotta balcanica, sia dall’eventualità (già accertata) che l’ingresso apra le porte a potenziali terroristi di matrice fondamentalista. Lo scorso 9 settembre Jean-Claude Junker lo aveva anticipato:

Dobbiamo rafforzare Frontex in modo significativo e sviluppare un confine europeo dotato di un sistema di guardia costiera

Adesso la proposta della Commissione è ufficialmente sul tavolo e il suo obiettivo principale è garantire la sicurezza dei cittadini salvaguardando al contempo il Trattato di Schengen, testo fondatore dell’Europa unita in vigore dal 1985 ma messo in discussione dopo gli attentati di Parigi. I punti salienti sono:

  1. Aumento degli agenti: da 400 a 1.000 entro il 2020, più la formazione di un corpo di riservisti da 1.500 unità composto dalle guardie costiere e dalle guardie nazionali di frontiera.
  2. Nuovi diritti di intervento: Frontex avrebbe la possibilità di agire secondo necessità “anche quando non ci sarà richiesta da parte dello stato membro”.

Per ora la proposta vedrebbe Francia e Germania favorevoli a questo potenziamento, mentre è da vedere la reazione dei paesi a trazione politica ultranazionalista, come Ungheria e Repubblica Ceca. La Grecia, in caso di approvazione del pacchetto, sarebbe il paese con le ricadute più evidenti, trovandosi in prima linea sul flusso migratorio proveniente dalla Turchia. Le autorità di Bruxells stanno studiando un piano che non eroda troppo la sovranità nazionale dei singoli stati come Atene, per non correre il rischio che il progetto venga bocciato.  in una bocciatura del progetto.

Una forma di perdita di sovranità, in un certo senso, ci sarà ma la proposta è una necessità. Le autorità europee chiaramente mirano a rappresentare questa proposta decisamente nella seconda veste: “la gestione dei confini esterni diventerà una responsabilità europea nel vero senso dell’espressione, e prevediamo le risorse adeguate”.

Le nuove regole comunque “non sostituiscono le responsabilità degli Stati membri né la loro sovranità“, ha affermato il commissario europeo per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, durante la sua presentazione all’Aula del Parlamento europeo.