Ilva: “Tumori causati da tabacco”. Bimbi fumano?

16 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

TARANTO (WSI) – Gli alti tassi di patologie cancerogene degli abitanti di Taranto sono stati provocati dal consumo di tabacco negli Anni 60 e 70 e non dalle emissioni degli stabilimenti della centrale di acciaieria di Ilva: queste le rivelazioni schock di un rapporto reso noto due giorni fa.

Il report stilato da un gruppo di esperti, che era stato richiesto dal commissario straordinario incaricato del governo Enrico Bondi, si riferisce al periodo 2003-2009.

Alla sua pubblicazione ha generato immediatamente una ridda di polemiche facendo gridare allo scandalo le famiglie delle vittime. Val la pena dunque chiarire la vicenda. Per la Procura tarantina si sono registrati 386 decessi in tredici anni, dal 1998 al 2010, tra cui anche le morti di bambini e neonati.

Lo scandalo scatenato dalla relazione ha spinto lo stesso commissario governativo Bondi a dover chiarire la questione e tornare sui suoi passi (aveva detto che è scorretto dire che gli eccessi di patologie croniche a Taranto sono da collegare con l’inquinamento dell’Ilva) e precisare che in realtà “l’Ilva fa più male del consumo di tabacco”.

Il 27 giugno Bondi aveva inviato una lettera alla Regione Puglia, all’Arpa regionale e all’Asl di Taranto alla quale ha allegato la relazione di quattro esperti (Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretto), nella quale è contenuto un commento al documento di Arpa Puglia relativo alla Valutazione d’impatto santiario, che fu presentato alal comissione Ambiente pugliese il 29 maggio.

Nel documento l’ente regionale sostiene che “i miglioramenti delle prestazioni ambientali, che saranno conseguiti con la completa attuazione della nuova Aia, comporteranno un dimezzamento del rischio cancerogeono nella popolazione residente intorno all’area industriale”.

Ma la relazione di Bondi afferma ben altro e che va al di là delle evidenze scientifiche emerse sin qui. Si legge che non vi sarebbe connessione alcuna tra le emissioni dello stabilimento e l’alta percentuale di tumori riscontrata nella città pugliese, le cui cause andrebbero invece ricercate nell’abuso di tabacco e alcol, nel fatto che Taranto è una città portuale e nella situazione di povertà di massa, oltre che nei pesanti deficit nella struttura sanitaria.

Gli studi epistemologici condotti con rigore metodologico si basano sugli obiettivi e standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I dati, acquisiti dall’autorità giudiziaria in sede di incidente probatorio, non sono maai stati contestati in sede processuale.

Massimo Zucchetti, un professore universitario di Sicurezza e Analisi di Rischio ha commentato polemicamente sulla pagine del Manifesto che andrebbe fatto smettere a neonati e bambini piccoli – vittime di tumori – di smettere di fumare due paccheti di sigarette al giorno.

Le indagini preliminari dell’inchiesta che vede l’Ilva e i suoi massimi dirigenti accusati di disastri ambientali si concluderanno il 26 luglio. Una volta emessi gli avvisi di garanzia, la Procura valuterà ogni caso singolarmente, per decidere a chi avanzare la richiesta di rinvio a giudizio.

Mentre i pm fanno il loro lavoro, la Commissione europea ha posto all’Italia la settimana scorsa una serie di questioni sull’applicazione presso l’Ilva di Taranto della direttiva Ue sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento. Lo ha detto oggi a Reuters Joe Hennon, portavoce del commissario all’Ambiente Janez Potocnik.