Ilva, esperto conferma: “illegittimità gara non basta per annullarla”

24 Agosto 2018, di Mariangela Tessa

La gara è illegittima, ma non si può annullare. Per questo é un delitto perfetto” messo in atto con “eccesso di potere”. Così si è espresso ieri il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio in conferenza stampa al Mise in merito alla gara per la cessione delle acciaierie Ilva ad ArcelorMittal.

“Se un’azienda ci chiedesse di partecipare alla gara, ci sarebbero le ragioni di opportunità, noi potremmo revocare la gara” ha anche detto Di Maio.Mittal è sempre stata in buona fede. Il delitto perfetto lo ha fatto lo Stato creando una procedura piena di vizi e illegittimità” ha aggiunto Di Maio sul parere dell’Avvocatura dello Stato sulla gara per l’Ilva.

“Saremo al tavolo con le parti sociali. Un accordo che porta lavoro a Taranto rappresenta l’interesse pubblico attuale e concreto da tutelare che eviterebbe revoca gara” ha continuato Di Maio.

E sul fatto che l’illegittimità della gara per la cessione delle acciaierie Ilva ad ArcelorMittal non sia un elemento sufficiente a decretarne l’annullamento è d’accordo  Giuliano Fonderico, docente di diritto amministrativo all’Università Luiss, secondo cui

“Per fare questo mettendosi al riparo da azioni legali da parte della società aggiudicatrice, il ministero dello Sviluppo economico dovrebbe riscontrare un vizio di interesse pubblico nell’iter di vendita. Assumendo che il parere abbia effettivamente individuato vizi di legittimità, è vero che l’annullamento d’ufficio amministrativo richiede non solo l’illegittimità dell’atto, ma anche un interesse pubblico specifico”, dice Fonderico.

L’Avvocatura, secondo Di Maio, avrebbe riscontrato profili di illegittimità nella procedura, trasferendo al governo la responsabilità di un eventuale annullamento con conseguente indennizzo del colosso siderurgico ArcelorMittal. Il rischio di aprire un contenzioso legale con l’azienda basata in Lussemburgo potrebbe rivelarsi dunque una mossa contraria alla difesa dell’interesse pubblico.

Intanto la decisione di Di Maio di rinviare al Ministero dell’Ambiente  l’approfondimento della parte relativa al risanamento della fabbrica e alla trattativa sindacale il nodo occupazionale, non convincono assolutamente Taranto.

“Su Ilva continuiamo a decidere di non decidere e questo è aberrante e ci preoccupa fortemente. Quanto avvenuto oggi è una cosa inaccettabile per l’intera comunità di Taranto. Adesso è estate, ma nelle prossime settimane questa situazione non credo che passerà inosservata sul nostro territorio. Io sento i rumors e qualcosa credo si farà. Siamo stufi, il territorio si farà sentire” ha detto ieri il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, commentando la conferenza stampa del ministro Di Maio sul caso Ilva. “Nel frattempo l’azienda, e con essa i lavoratori, come anche le imprese dell’indotto -continua- continuano a soffrire. E soffre la città che attende le opere di ambientalizzazione. È una situazione non degna di un Paese civile: c’è un’azienda pronta a investire qualche miliardo di euro, anche per l’ambientalizzazione e dare certezze all’industria italiana e invece siamo al gioco dell’oca. Si decida -conclude- sono 6 anni che aspettiamo”.