Il gas schizza dopo le ingenti perdite dal gasdotto Nord Stream

27 Settembre 2022, di Alessandra Caparello

Nuovo stop al gasdotto Nord Stream, colpito da perdite sospette in quello che da più parti viene definito come un possibile sabotaggio. E’ stato l’operatore di Nord Stream, Nord Stream AG, a riferire che entrambi i gasdotti Nord Stream 1 e 2 hanno subito danni “senza precedenti” a causa di tre perdite note, aggiungendo che è al momento impossibile stimare quando la capacità operativa del sistema di rete del gas sarebbe stata ripristinata. I danni sulle tre linee off-shore  sono “senza precedenti” e probabilmente riconducibili ad attacchi  di sabotaggio, che hanno fatto schizzare il prezzo del gas ad Amsterdam a 191,5 euro al megawattora, dopo aver toccato in picco di 194,7 euro (+12%).

Le autorità danesi e svedesi hanno dichiarato una zona di divieto di navigazione intorno al luogo della sospetta perdita nelle loro zone marittime, mentre la Danimarca ha innalzato il livello di allerta per la sicurezza dell’energia e del gas.

Henning Gloystein, direttore del settore energia, clima e risorse, e Jason Bush, analista senior di Eurasia Group, hanno dichiarato in una nota che, sebbene le autorità tedesche e danesi abbiano affermato che la causa delle perdite è sconosciuta, “le perdite non pianificate nei gasdotti sottomarini sono rare, poiché sono progettati per evitare danni accidentali”. E hanno aggiunto:

“Diverse fonti dell’Ue hanno detto che il sabotaggio sembra probabile. Nessuno dei due gasdotti stava erogando gas commerciale al momento delle perdite, ma dato che entrambe le linee erano ancora in pressione e ciascuna ha la capacità di convogliare circa 165 milioni di metri cubi di gas metano-pesante al giorno. Perdite di queste dimensioni rappresentano un grave rischio per la sicurezza e l’ambiente, soprattutto se la Russia non dovesse smettere di pompare gas nel sistema”.

I gasdotti Nord Stream 1 e 2 hanno avuto un ruolo importante nella rottura delle relazioni tra Europa e Russia a causa della guerra in Ucraina. Il nuovo gasdotto Nord Stream 2 non era ancora stato aperto quando il governo tedesco si è rifiutato di certificarlo dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca.

Nel frattempo, il gasdotto funzionale Nord Stream 1 non è attualmente utilizzato per trasportare il gas russo in Europa dopo che Gazprom, il gigante russo del gas, ha dichiarato che c’era un guasto tecnico a una turbina che non poteva essere riparato a causa delle sanzioni occidentali. Secondo gli analisti, l’ultima segnalazione di perdite rende ancora meno probabile la ripresa delle forniture di gas all’Europa prima dell’inverno.

“A seconda dell’entità del danno, le perdite potrebbero addirittura comportare la chiusura permanente di entrambe le linee”, ha dichiarato Eurasia Group. Gli esperti e anche la Russia, che ha costruito la rete, hanno detto che non si può escludere la possibilità di un sabotaggio, ha riferito l’agenzia Reuters.

Il Cremlino, oltre a parlare di “possibile sabotaggio”, spiega il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, chiede “un’indagine urgente” e parla di “notizie davvero allarmanti” anche perché “l’emergenza sulle linee del Nord Stream è un problema che riguarda la sicurezza energetica dell’intero continente”. “Ovviamente – ha aggiunto – c’è un qualche tipo di distruzione della linea, e prima che ci siano i risultati dei controlli, non possiamo escludere in alcun modo nessuna causa”.

Poche ore prima della notizia delle perdite al gasdotto Nord Stream, il Cremlino è tornato a minacciare l’Occidente, sostenendo di avere il diritto di usare le armi nucleari se il suo territorio è minacciato. E’ stato direttamente l’ex presidente russo Dmitry Medvedev a dichiarare che la Russia ha il diritto di usare armi nucleari se Mosca lo ritiene necessario e se ritiene che il suo territorio sia minacciato da armi convenzionali. Medvedev è considerato uno stretto alleato del Presidente Putin ed è attualmente il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo. Su Telegram, ha scritto:

“Devo ricordarvi ancora una volta che […] la Russia ha il diritto di usare le armi nucleari se necessario. In casi predeterminati. In stretta conformità con i fondamenti della politica statale nel campo della deterrenza nucleare [o] se noi o i nostri alleati veniamo attaccati usando questo tipo di armi. O se l’aggressione con l’uso di armi convenzionali minaccia l’esistenza stessa del nostro Stato”.