Il gap da colmare per una pensione tranquilla

18 Novembre 2021, di Luca Losito

Tutti sognano di poter vivere la propria vecchiaia nella massima serenità finanziaria, senza dover rinunciare allo stile di vita tenuto in età lavorativa, ma in pochi sanno che per raggiungere tale obiettivo è indispensabile poggiarsi al pilastro della previdenza complementare. Questo vale a maggior ragione in Italia, il cui sistema pensionistico presenta delle criticità intrinseche, e dove le perdite economiche causate dalla pandemia di Covid-19 purtroppo si rifletteranno nel lungo periodo sugli assegni pensionistici elargiti dallo Stato. Un’ulteriore conferma su questo trend negativo è arrivata dal report di Mercer che mette a confronto i sistemi pensionistici internazionali. L’Italia figura al 29° posto in classifica su 39 paesi presi in considerazione e addirittura all’ultimo per la sostenibilità. Un gap difficile ma non impossibile da colmare, a patto che ognuno faccia la propria parte.

L’annoso problema delle pensioni in Italia, che di tanto in tanto torna di attualità politica, riguarda tutti e in particolar modo i contribuenti più giovani, i quali si trovano davanti a loro una situazione estremamente delicata.

Gli equilibri del sistema pensionistico sono messi a dura prova dai trend demografici

L’aspettativa di vita aumenta, l’età media della popolazione anche mentre le nasci- te calano. Facile intuire come questo, a lungo andare, possa aumentare la pressione sulle casse dell’Inps, con la riduzione della quota di lavoratori e l’aumento costante del numero di pensionati, gravando di conseguenza sul valore dei redditi pensionistici. Un’eventualità diventata ancor più realistica con il drastico rallentamento della crescita economica e l’aumento del debito pubblico regi- strati dopo lo scoppio della pandemia globale. Con uno scenario simile, è a dir poco indispensabile avere a disposizione un sostegno aggiuntivo come quello della pensione integrativa. Tuttavia, i dati disponibili sulle adesioni degli italiani sono tutt’altro che entusiasmanti.

Previdenza integrativa ancora in minoranza

Ad oggi, la previdenza complementare conta all’incirca 8,5 milioni di iscritti, che corrispondono al 33% della forza lavoro presente in Italia. Questo vuol dire che solo un lavoratore su tre ha scelto di aderirvi. Decisamente troppo poco. Tutti gli altri, senza un’adeguata pianificazione finanziaria, rischiano di trovarsi a vivere una terza età non proprio agevole dal punto di vista economico.

Entrando nel dettaglio, la situazione è stata analizzata di recente dal report Mercer CFA Institute Global Pension Index 2020, il quale mette a confronto e classifica 39 sistemi pensionistici su scala internazionale, per una copertura pari a quasi due terzi della popolazione mondiale. In cima alla graduatoria, si sono confermati rispettivamente al primo e secondo posto i Paesi Bassi e la Danimarca; Israele, new entry nella ricerca, ha sostituito l’Australia al terzo posto, completando il podio.

L’Italia, invece, è al 29° posto, dimostrandosi ancora debole in materia di sostenibilità ossia di capacità del sistema pensionistico di continuare a garantire gli attuali livelli di erogazione in futuro. Va però segnalato anche come il nostro Paese abbia fatto registrare valori sopra la media su integrità (normativa e governance del rischio pensionistico), piazzandosi al 22° posto, e adeguatezza (livello delle prestazioni erogate per la media dei lavora- tori), arrivando al 15° posto. Insomma, il divario con i Paesi virtuosi c’è ed è notevole, ma riguarda soprattutto la sostenibilità del sistema e questa si può migliorare nel tempo con uno sforzo comune.

Il report quantifica il valore dell’indice per ogni Paese mettendo in relazione le tre macro-aree del sistema pensionistico: sostenibilità, integrità, adeguatezza. Il rating attuale dell’Italia è stato quantificato in 51,9 (in calo dal 52,2 registrato nel 2019). Tale punteggio è frutto della media ponderata calcolata tra i valori di sostenibilità

(18,8), integrità (74,4) e adeguatezza (66,7). Il leggero peggioramento si deve principalmente ai danni economici causati dal coronavirus, che ha deteriorato sia il quadro delle finanze pubbliche sia le prospettive economiche italiane. La “buona” notizia è che Covid-19 ha colpito duramente e indistintamente tutti i sistemi pensionistici globali. L’analisi di Mercer ha analizzato come l’impatto della pandemia sia stato molto negativo a causa di condizioni comuni che si sono registrate un po’ ovunque, quali la riduzione dei contributi, i minori rendimenti degli investimenti e la crescita del debito pubblico. E a tal proposito ha lanciato un incoraggiamento ai singoli paesi nel favorire sempre più un approccio strutturato rispetto al risparmio pensionistico, a partire dall’adesione individuale e collettiva ai fondi pensione. Oltre a invitare gli esecutivi a riflettere sull’età di pensionamento, anche in relazione alle più lunghe aspettative di vita. Con riferimento specifico all’Italia, il report ha evidenziato come il sistema abbia alcune caratteristiche positive ma sono presenti al tempo stesso anche dei fattori di rischio considerevoli che richiedono correttivi adeguati.

La strada da percorrere

Per cercare di chiudere in qualche maniera il cerchio sull’ampio tema delle pensioni in Italia, da un lato lo Stato deve mette- re in campo delle riforme adeguate al fine di rafforzare la tenuta del sistema pensionistico nel lungo periodo, e dall’altro i singoli cittadini devono informarsi e provvedere ad aderire quanto prima a forme di pensione integrativa. Nel mentre, al governo qualcosa in realtà si muove. Draghi ha richiesto la consulenza di Elsa Fornero, la quale aveva firmato l’ultima riforma pensionistica prima dell’attuale Quota 100, varata dal governo Conte e destinata ad andare in archivio dopo i tre anni speri- mentali a fine 2021. Il premier sa che bisogna ridurre la spesa pensionistica in questa fase e avvierà il confronto con le parti sociali per lavorare a una nuova riforma. Ben consapevole che senza interventi nei prossimi mesi, dal 1° gennaio 2022 tornerà in vigore la Fornero con l’età pensionabile minima fissata a 67 anni.

Di certo, da qui a fine anno potranno esserci sviluppi importanti sul tema, con impatti significativi sulle prospettive economiche dei lavoratori. Ma dal canto loro i risparmiatori possono giocare un ruolo attivo in tutto ciò, migliorando nel frattempo la loro situazione patrimoniale con un’adeguata pianificazione, anche se su questo fronte la crescita delle iscrizioni alla previdenza complementare procede a rilento. Un trend che ricorda ancora una volta l’importanza dell’educazione finanziaria, che deve essere inclusa nei programmi di formazione scolastica e non ridotta a un solo mese dedicato all’anno. Educazione, peraltro, da intendersi come consapevolezza della necessità di pianificare per costruire un futuro tranquillo, piuttosto che come conoscenza approfondita dei singoli prodotti finanziari, onere che spetta ai professionisti del settore. Solo così si potranno invertire le tendenze negative e indirizzare verso il segno più gli indicatori economici dell’Italia.

Un paese che, come ha dimostrato agli Europei di calcio, ha grande orgoglio e voglia di lottare per affermare le proprie peculiarità.