Il futuro delle macchine è elettrico. Cosa aspettarsi dal mercato

17 Febbraio 2020, di Mariangela Tessa

Nonostante la conferenza sul cambiamento climatico di Parigi del 2015, incentrata su una strategia di riduzione delle emissioni di CO2, abbia messo in luce, una volta per tutte, che il nostro comportamento in materia di trasporti deve cambiare per per migliorare la qualità dell’aria a livello locale, sono ancora numerose le incognite sul settore.
Tanto che alcuni analisti si chiedono se il future delle macchine sia l’elettrico.

Tra questi, Randeep Somel, Director of Global Equities di M&G Investments, prova ad analizzare in un report gli ostacoli che rendono più complicato il futuro a guida elettrica.

Primo fra tutti, i costi.

“Il costo rimane ancora un grosso problema per i consumatori che vogliono passare da un’auto ICE (motore a combustione interna) a una BEV (veicoli elettrici a batteria).  Mentre i costi stanno diminuendo, c’è ancora una differenza sostanziale. Ciò continuerà a richiedere pressioni e sostegno da parte dei governi, sia per contribuire ad abbassare il costo del BEV, sia per garantire che i costi ambientali siano completamente a carico delle auto ICE.
Non sorprendetevi se nei prossimi anni le città di tutta Europa proibiranno completamente le auto diesel. Il Regno Unito, la Francia e la Cina hanno tutti annunciato l’intenzione di porre fine alla vendita di nuovi veicoli ICE entro il 2040, e alcune città stanno già considerando di anticipare tale scadenza” ha spiegato Somel.

Non meno importate, si pongono questioni riguardanti l’autonomia, infrastruttura e rete

“Le auto elettriche in arrivo sul mercato possono percorrere 100 miglia con una ricarica standard di 25 minuti. Anche se questo può essere problematico per i pendolari che percorrono distanze maggiori, i tempi di ricarica continuano a diminuire. Inoltre, il proprietario medio di un’auto a Londra percorre solo circa 105 miglia a settimana; molto adatto ai BEV presenti oggi sul mercato. Rimane una mancanza di infrastrutture in termini di stazioni di ricarica, ma ci sono dei movimenti nel mercato.
Royal Dutch Shell, BP e Total hanno tutte acquistato di recente società di ricarica di batterie per auto, vedendo chiaramente che il settore si sta spostando verso i BEV e volendo assicurarsi di mantenere un ruolo rilevante nel mercato. Il che ci porta anche alla domanda sul perché alcune case automobilistiche rimangano ancora (pubblicamente) pessimiste sul BEV. In verità, non lo sono! Tuttavia, dichiarando pubblicamente gli ostacoli che si frappongono all’adozione delle tecnologie, esse desiderano far valere la loro posizione per ricevere il sostegno del governo nel contribuire alla costruzione delle infrastrutture necessarie”.

Ci si chiede inoltre se le BEV sono davvero migliori per l’ambiente.

“La paura – spiega Somel – è che  con i metalli aggiuntivi richiesti per i BEV – come rame, cobalto, nichel e litio – gli effetti ambientali di questa produzione aggiuntiva non siano presi in considerazione. Per affrontare questi problemi, VW sta predisponendo l’intera catena di fornitura in modo che sia neutra dal punto di vista del carbonio. Per poter rifornire la piattaforma elettrica BEV di VW, i fornitori dovranno verificare in modo indipendente che i prodotti siano stati prodotti con emissioni nette a zero.
VW si sta inoltre assicurando che i propri impianti BEV non producano alcuna emissione. Con la catena di fornitura che include le società minerarie, il più grande produttore minerario del mondo, BHP, ha già iniziato la transizione delle sue miniere per operare solo con energia rinnovabile. Questo include la miniera di Escondida in Cile, il più grande produttore di rame del mondo, che si prevede sarà pienamente operativo con solo energie rinnovabili entro il 2025″.

Implicazioni azionarie

Dal punto di vista degli investimenti azionari, l’esperto di M&G Investments, evidenzia che” poiché il quantum di investimento richiesto per queste nuove tecnologie è molto elevato” si aspetta il proseguimento de consolidamento già intravisto sul mercato. Come è successo con il Gruppo PSA, che si è fuso con Fiat Chrysler, e Ford (pur non investendo così tanto nei gruppi motopropulsori BEV) che ha annunciato l’acquisto di tre piattaforme del Gruppo VW. Oltre a ciò, dopo essere stati rivali agguerriti in passato, Daimler e BMW hanno stretto una partnership con Kapten, e hanno in programma di mettere in comune le loro flotte BEV.

“Aspettatevi di vedere un maggiore consolidamento e più partnership nel settore. Questa transizione sarà un sostanziale svantaggio strutturale per i fornitori che servono solo la catena cinematica dell’ICE. Delphi Technologies, ad esempio, ha annunciato la chiusura di nove centri di ricerca e sviluppo e attualmente opera su un multiplo P/E di 5. Dovrebbe comunque essere una manna per le aziende che hanno investito precocemente nella catena di fornitura BEV. Un buon esempio è rappresentato da Cypress Semiconductor, fornitore leader di processori di memoria per le piattaforme BEV, che ha ricevuto un’offerta da Infineon Technologies con un premio di quasi il 50%” ha concluso.