Il fondo Atlante serve soprattutto a salvare Unicredit

3 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Nel caso della ricapitalizzazione della Popolare di Vicenza vi è un altro attore protagonista: la banca Unicredit. Come scrive il Wall Street Journal l’operazione di salvataggio fa bene alla banca di piazza Cordusio, “la banca che preoccupava tutti”.

Per spiegare i motivi di questa preoccupazione, l’autorevole quotidiano economico statunitense ripercorre gli ultimi anni della banca Unicredit, dalle prime acquisizioni al picco dell’utile nel 2007 quando si erano raggiunti i 6,6 miliardi euro, fino ad arrivare al risultato ancora positivo (1,69 miliardi di euro) raggiunto l’anno scorso, e poi al crollo del titolo che in 9 anni ha perso il 90% del suo valore ai crediti inesigibili per 80 miliardi raggiunti solo l’anno scorso.

“The Unnamed Beneficiary of an Italian Bank Bailout”: ovvero “il beneficiario che nessuno nomina di un bailout bancario italiano”.

Unicredit si era impegnata ad intervenire come garante per l’inoptato della Popolare di Vicenza. Ma poi è arrivato il crac delle quattro banche al cui salvataggio ha contribuito con altri istituti proprio Unicredit. Un aiuto che è costato tanto alla banca di piazza Cordusio che ha così perso nei primi tre mesi del 2016 il 40% del suo valore e ha rinunciato a partecipare all’aumento di Vicenza per mancanza di forza.

“Unicredit ha capito di non poter reggere l’impatto della ricapitalizzazione di Vicenza, mettendo in evidenza quanto i problemi di un player di dimensioni tutto sommato contenute possono mandare in crisi il sistema, alle prese con tassi di interesse vicini allo zero, in un paese la cui economia ha chiuso in attivo (crescendo) solo uno degli ultimi quattro anni”.

Se il salvataggio fosse fallito – come scrive il WSJ – con Unicredit sarebbe stato trascinato a fondo l’intero settore bancario italiano. Sulla base di ciò, il governo è intervenuto spingendo le banche del paese affinché sostenessero finanziariamente il nuovo fondo di garanzia Atlante, che ha assunto su di sé l’onere di rilevare l’intera emissione azionaria di Popolare di Vicenza.

Che i problemi di una piccola banca, per quanto gravi, potessero divenire una grave minaccia per il primo gruppo bancario del paese è una dimostrazione dello stato di grave vulnerabilità in cui versa il sistema bancario italiano e della debolezza di Unicredit, che come il resto del settore, patisce a causa degli interessi bassissimi, dell’economia moribonda e del monte crescente dei crediti deteriorati”

Fonte WSJ