Il dollaro è destinato a continuare la sua corsa poderosa

di Redazione Wall Street Italia
12 Novembre 2014 15:00

NEW YORK (WSI) – A parte lo scossone della prima parte della mattinata, gli operatori europei sul mercato valutario non hanno vissuto i momenti di panico delle ‘calde’ giornate precedenti.

Il trend potrebbe cambiare nei prossimi giorni, con il biglietto verde che è destinato sul medio termine a rafforzarsi ancora sulla moneta unica. I fattori sono molteplici, monetari e macroeconomici

In primo luogo, le prospettive di crescita della maggiore potenza economica al mondo sono buone e di gran lunga migliori dell’Europa. Dopo la contrazione inaspettata del Pil nel primo quadrimestre, complice anche l’eccezionale maltempo dello scorso inverno, i dati economici sono tornati a migliorare.

In seconda istanza, il biglietto verde è aiutato dall’allentamento delle misure di austerity rispetto a un anno fa. I maggiori investimenti fatti dalle aziende e la ripresa del quadro occupazionale sono evidenti, secondo gli analisti.

In ambito monetario, terminate le misure di alleggerimento moentario straordinarie, la banca centrale americana dovrebbe finalmente agire a sostegno del dollaro.

Il tutto mentre il presidente della Fed di Philadelphia, Charles Plosser ha negato che un dollaro forte rappresenti un rischio significativo per la ripresa. Secondo il banchiere la politica monetaraia crea conseguenze e può distorcere i prezzi delle valute e di altri attivi, ma la Federal Reserve deve limitarsi a uello che dice il suo mandato.

Plosser ha aggiunto che storicamente le oscillazioni sui tassi di cambio hanno avuto la tendenza a influenzare l’inflazione Usa, che insieme allo stato di salute del mercato del lavoro rappresentano il “vero mandato” della banca centrale guidata da Janet Yellen.

“Rispetto alle politiche monetarie, se la Fed è propensa nel mantenere una linea cauta per i prossimi mesi in attesa di dati economici più forti, l’aumento dei tassi ci sarà in qualche momento del 2015, e che saranno i dati dell’inflazione ad influenzare le tempistiche”, dice Jim Leaviss, di M&G Global Macro Bond.

Tra gli altri fattori positivi citati dallo strategist, si possono citare “la crescita e il miglioramento del deficit di bilancio Usa, il trend del rientro delle attività economiche verso gli Stati Uniti”, proveniente per lo più da paesi come la Cina, dove il costo del lavoro non è più così a buon mercato, anche per via della sempre maggiore dipendenza energetica dall’America.

Riguardo all’imminente fine del programma di QE e alla strategia di uscita della Fed, senza dubbio l’allentamento quantitativo “ha contribuito ad abbassare i livelli delle attuali performance della valuta e la sua eliminazione contribuisce a rimuovere quelli che sono stati i freni ai rendimenti del dollaro per molto tempo”.

Venendo all’attualità, i mercati valutari scambiano in generale in trading range, anche se le voci circa il posticipo dell’aumento dell’Iva da parte del governo giapponese, hanno provocato smottamenti importanti sull’asse dollaro yen.

Il tasso di cambio ha toccato più volte l’area dei 116,00. Dopo non essere risucito a rompere la resistenza sui massimi di 7 anni, si è attestato a 115, appesantendo anche gli scambi sui contratti sui principali indici della Borsa Usa.

La forza del biglietto verde ha implicazioni su tutti i mercati, anche energetici. Il petrolio continua la sua discesa per tanti motivi, geopolitici ed economici, legati alle scorte e alle esportazioni Usa, ma la solidità del dollaro non aiuta di certo.

Un discorso a parte merita l’euro sterlina che ha iniziato a rafforzarsi dopo le parole accomodanti della Bank of England, che ha segnalato che non alzerà i tassi di interesse prima dell’autunno del prossimo anno, penalizzando la valuta britannica.