Il contributo delle banche italiane di fronte alla crisi

6 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Oggi le banche sono diventate realtà che continuano a distruggere ricchezza invece di crearla e non per niente proliferano le cause da parte dei loro clienti sia per prodotti finanziari che per gli impieghi. Secondo quanto scrivono Gianfranco Antognoli e Fernando Cruz analizzando l’evoluzione del Sistema Bancario dagli anni 60 ad oggi e il contributo degli stessi istituti alla crisi, la banca e le persone che, a vario titolo e livello, ne fanno parte hanno un ruolo non secondario nella gestione delle crisi e nello sperabile sviluppo economico del paese.

Le condizioni strutturali della nostra economia reale infatti non consentono di marginalizzare il ruolo degli istituti di credito e dei responsabili che gestiscono il credito a tutti i livelli. Purtroppo, a livelli alti è stata fatta la scelta di arruolare venditori invece che formare professionisti del credito e della finanzia privilegiando il risultato a breve termine piuttosto che la creazione di valore nel medio lungo termine.

Come ha confermato anche Banca d’Italia, nel 2018 l’ascensore sociale si è fermato e il nostro Paese sta attraversando un periodo buio di ristagno socioeconomico.

La nostra personalissima visione è che la stagione attuale oltre ad una crisi economica che tutti ben conosciamo è rappresentata da una crisi di valori e di professionalità diffuse: si può uscire dalla crisi non con soluzioni miracolistiche che purtroppo non esistono nemmeno nella “fantasia creativa” degli attuali politici governanti dell’Italia, dell’Europa e del mondo, ma con una forte diffusa e decisa assunzione di responsabilità, a tutti i livelli e fino in fondo. (…)  Una nuova stagione delle responsabilità sociale e del coraggio delle idee e delle proposte crediamo possa rappresentare la ricetta vera contro la crisi e soprattutto contro la rassegnazione che rappresenta, a nostro avviso, la sconfitta più grande dell’intelligenza e della professionalità. Le considerazioni espresse, a nostro avviso, assumono purtroppo ancora più significato di fronte ad una nuova stagione economica che si fa più difficile per la congiuntura interna (recessione tecnica) e internazionale (possibile stagnazione in Europa). Per tutto questo riteniamo che debbano aumentare impegno, responsabilità sociale e professionale: le difficoltà vecchie e nuove debbono necessariamente vederci impegnati per un cambiamento significativo e positivo.