“Cartello” del litio decide futuro delle auto elettriche

14 Giugno 2018, di Alessandra Caparello

Il Cile nelle brame delle aziende chimiche globali. Il motivo si nasconde nel Salar de Atacama, uno dei luoghi più aridi della Terra, tanto che il suolo viene spesso paragonato a quello di Marte, che contiene tra i giacimenti più ricchi al mondo di litio, elemento essenziale per le auto elettriche.

Dati alla mano, la domanda di litio potrebbe raddoppiare entro il 2025, lo sa bene il governo cileno che ha deciso di fare un salto di qualità ossia produrre le batterie nel paese permettendo così per la prima volta ad un paese dell’America latina di estrarre e trasformare da sé le materie prime. Il tutto per triplicare l’estrazione entro il 2030.

La parola d’ordine però è sfruttamento eccessivo che come rovescio della medaglia implica una vera  e propria catastrofe ambientale. Ma non solo. Altro problema dietro l’angolo è l’eccessiva concentrazione del mercato globale del litio in mano a pochi paesi. La Cina è la protagonista assoluta con la Tianqi Lithium che ha intravisto il potenziale cileno e ha acquistato azioni della SQM, secondo produttore mondiale cileno per l’appunto. Ora il mercato internazionale del litio è spartito in 4 parti. La Albemarle Corp., con sede nella Carolina del Nord, è leader di mercato con una quota del 18%, seguita dalla cinese Jiangxi Ganfeng Lithium Co. con il 17%, dalla cilena SQM con il 14% e dalla cinese Tianqi con il 12%. Altri giocatori hanno il 39 per cento o giù di lì tra cui il più grande tra loro è FMC Corp.

I veicoli elettrici stanno per diventare molto popolari con la domanda che dovrebbe rimanere robusta ma l’offerta limitata a causa delle difficoltà di trasformazione del litio e gli elevati costi di lavorazione della materia prima il che fa lievitare i prezzi. Una brutta notizia per i consumatori una buona notizia per i produttori, i quattro di cui sopra che formano un vero e proprio cartello su cui, come scrive David Fickling su Bloomberg, c’è pochissima informazione e nessuno fa nulla.

“Quando i membri arabi dell’Opec decisero di tagliare le loro esportazioni di petrolio in risposta al coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra arabo-israeliana del 1973, la situazione fu giustamente considerata una crisi globale. (…) Allora, perché c’è così poco rumore sull’oligopolio emergente in uno degli elementi più caldi della tavola periodica, il litio?”

I quattro operatori dominano le forniture globali di litio ma, scrive Fickling, è difficile immaginare che queste aziende possano rimanere del tutto immuni all’influenza di Pechino, in un momento in cui la Cina sta cercando di diventare il centro dell’industria globale dei veicoli elettrici in mezzo alle tensioni commerciali internazionali. Quindi al comando potrebbe esserci solo la Cina. Da qui l’appello:

“I regolatori di tutto il mondo dovrebbero sedersi e prendere atto di ciò che sta accadendo. Chi si è preoccupato negli ultimi anni per il dominio di Pechino ora sembra dormire”.