Il cambiamento climatico pesa sul Pil italiano

20 Ottobre 2022, di Alessandra Caparello

Il cambiamento climatico produce impatti notevoli in tutta la società e anche in ambito economico. Così Banca d’Italia in una recente pubblicazione dal titolo “Gli effetti del cambiamento climatico sull’economia italiana. Un progetto di ricerca della Banca d’Italia”, in cui si misurano l’impatto delle variazioni climatiche sull’attività economica, in particolare di quella dei settori più esposti (ad esempio, quello agricolo oppure turistico e si analizzano alcune delle politiche per l’adattamento e la mitigazione.

I settori colpiti dal cambiamento climatico in Italia

Gli esperti di via Nazionale sottolineano in primis come un incremento di 1,5 gradi “potrebbe condurre ad avere nel 2100 un livello di Pil pro capite tra il 2,8 e il 9,5% inferiore rispetto allo scenario base con temperature stabili. L’agricoltura è il settore più esposto al rischio fisico generato dai cambiamenti climatici perché la temperatura e le precipitazioni sono fattori di produzione delle colture”.

L’agricoltura è inoltre, dice Bankitalia, esposta a eventi estremi come le grandinate, ma sono pochi gli agricoltori italiani assicurati contro questo tipo di rischio, nonostante la presenza di sussidi statali. Un’analisi econometrica su mais, grano duro e uva da vino rivela che nel caso italiano gli effetti negativi sulla resa di queste colture si manifestano quando la temperatura sale oltre i 29°C circa per i cereali e oltre i 32°C nel caso dei vitigni.

Oltre all’agricoltura, colpito, in particolare, anche il turismo legato allo sci a causa della scarsità di neve naturale dovuta all’aumento delle temperature. Banca d’Italia scrive:

“I nostri risultati indicano che, in media, nel periodo considerato un metro in meno di neve nel corso della stagione è associato a una diminuzione dell’1,3% di passaggi negli impianti, a parità di altre condizioni. Le proiezioni al 2100 prevedono che il calo della neve caduta in inverno sia tra il 30 e il 45%, a causa di minori frequenza e intensità delle nevicate. Secondo le nostre stime, una riduzione del 40% nella quantità di neve in una stagione implicherebbe in media una diminuzione del 7% di passaggi negli impianti, che potrebbe essere ben più severa nelle località che si trovano più a bassa quota. L’innevamento artificiale non appare in grado di per sé di sostenere la domanda turistica legata agli sport invernali”.

Gli analisti di via Nazionale sottolineano come un incremento di 1,5°C “potrebbe condurre ad avere nel 2.100 un livello di Pil pro capite tra il 2,8% e il 9,5% inferiore rispetto allo scenario con temperature stabili”.

Per l’Italia, i vari modelli climatici concordano nel prevedere un aumento della temperatura fino a 2°C nel periodo 2021-2050 (rispetto al periodo 1981-2010). Negli scenari più sfavorevoli, l’aumento della temperatura è molto più elevato. È attesa una diminuzione delle precipitazioni estive, principalmente nelle regioni centrali e meridionali, che però si accompagna a un aumento della loro intensità. È previsto un generalizzato aumento degli eventi climatici estremi.

Il progetto di ricerca della Banca d’Italia sottolinea anche che in Italia l’attività innovativa green è in calo dal 2008, in misura maggiore rispetto ad altri paesi europei, con un legame evidente fra finanziamenti e transizione ecologica, laddove una maggiore offerta di credito aumenta la propensione delle imprese ad investire in tecnologie verdi.

Nel settore automobilistico, dopo il 2015 le imprese italiane hanno acquisito le competenze necessarie ad affrontare la transizione verso l’auto elettrica, ma scontano ancora un ritardo rispetto ai concorrenti francesi e tedeschi.

2022 anno più caldo dal 1800

La pubblicazione inoltre rivela come il 2022 sia considerato l’anno più caldo mai registrato dal 1800. L’aumento delle temperature è stato di quasi un grado centigrado più alto (0.96 °C) rispetto alla media calcolata nel trentennio 1990-2020. L’incremento maggiore – come evidenziato da Bernardo Gozzini, direttore consorzio LaMMA in base ai dati Cnr-Isac – si è avuto nelle temperature massime che hanno segnato un incremento del 1.2 °C, mentre per quanto riguarda le minime i dati fino a settembre pongono il 2022 al terzo posto come anno più caldo. Il primo posto va, infatti, al 2018 con uno scarto di 0.67°C.

In Europa, invece, a tutto settembre, il 2022 è al terzo posto come anno più caldo dal 1800 mentre a livello mondiale scende al quinto posto. Dati alla mano – sottolinea Gozzini – “l’Italia sembra essere un po’ al centro di questo cambiamento climatico” tanto che si registra una tropicalizzazione maggiore.