Idrogeno: perchè è importante e i suoi impatti sulla geopolitica

31 Gennaio 2022, di Alessandra Caparello

Mentre i paesi di tutto il mondo si impegnano a raggiugere gli obiettivi net zero, l’idrogeno ha il potenziale di rivoluzionare l’industria energetica globale e contribuire a risolvere la crisi climatica, configurandosi come un pezzo mancante del puzzle della trasformazione energetica per decarbonizzare i settori più difficili da cambiare. Sulle modalità con cui l’idrogeno potrà sconvolgere i futuri sistemi energetici è intervenuto un rapporto di Irena, l’Agenzia Internazionale per le energie rinnovabili secondo cui il possibile percorso su cui potrebbe evolvere comporta ancora molte incertezze.

Si stima che entro il 2050 l’idrogeno coprirà fino al 12% del consumo globale di energia, con una quota largamente prevalente di idrogeno verde (ottenuto impiegando fonti rinnovabili) e una minoritaria di idrogeno blu (gas reforming unito alla cattura e stoccaggio della CO2).

Con il crescente slancio verso la creazione di un mercato globale dell’idrogeno arriva la necessità di una comprensione più profonda dei suoi effetti più ampi, compresi gli aspetti geopolitici. Così l’Agenzia ha condotto un’analisi approfondita della geopolitica dell’idrogeno.

“L’idrogeno potrebbe rivelarsi l’anello mancante per un futuro energetico a prova di clima – commenta Francesco La Camera, direttore generale Irena –. Ma l’idrogeno non è un nuovo petrolio. E la transizione non consiste nella sostituzione di un carburante, bensì nel passaggio a un sistema nuovo con sconvolgimenti politici, tecnici, ambientali ed economici”.

Idrogeno: l’impatto sulla geopolitica

Dal report emerge in primo luogo che l’idrogeno è parte di un quadro di transizione energetica molto più grande, e il suo sviluppo e le strategie di diffusione non dovrebbero essere considerati in modo isolato. Stabilire le giuste priorità per il suo utilizzo sarà essenziale per una sua rapida diffusione e per un contributo a lungo termine agli sforzi di decarbonizzazione. Irena stima che entro il 2050 oltre il 30% dell’idrogeno potrebbe essere oggetto di scambio internazionale, ovvero una quota maggiore a quella del gas naturale oggi.

“Con l’emergere di più attori e nuove classi di importatori ed esportatori netti sulla scena mondiale, è improbabile che il commercio dell’idrogeno diventi militarizzato e cartellizzato, contrariamente all’influenza geopolitica del petrolio e del gas”, dichiara l’Irena.
Il suo commercio internazionale è destinato a crescere considerevolmente, con oltre 30 Paesi e regioni che pianificano già oggi un commercio attivo. Alcuni Paesi che prevedono di diventare importatori stanno già mettendo in atto una diplomazia dedicata, come il Giappone e la Germania; al contempo gli esportatori di combustibili fossili considerano sempre più l’idrogeno pulito un modo attraente per diversificare le loro economie, per esempio l’Australia, l’Oman, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. Tuttavia, l’Irena sottolinea che sono necessarie strategie di transizione economica più ampie, poiché l’idrogeno non compenserà le perdite delle entrate da petrolio e gas.

“L’idrogeno verde porterà sul mercato partecipanti nuovi e diversi, diversificherà i percorsi e le forniture e sposterà il potere da pochi a molti. Con la cooperazione internazionale, il suo mercato potrebbe dimostrarsi più democratico e inclusivo, offrendo opportunità sia ai Paesi sviluppati sia a quelli in via di sviluppo”, continua La Camera.

Gli anni 2020 potrebbero diventare l’era di una grande corsa per la leadership tecnologica, dato che i costi probabilmente scenderanno bruscamente. Inoltre il suo commercio e i flussi di investimento, si legge nel report, genereranno nuovi modelli di interdipendenza e porteranno cambiamenti nelle relazioni bilaterali. I paesi con un’abbondanza di energia rinnovabile a basso costo potrebbero diventare produttori di idrogeno verde, con conseguenze geoeconomiche e geopolitiche commensurate.

L’idrogeno potrebbe essere una strada attraente per gli esportatori di combustibili fossili per aiutare a diversificare le loro economie e sviluppare nuove industrie di esportazione. Sostenere il progresso delle energie rinnovabili e dell’idrogeno verde infine, nei paesi in via di sviluppo è fondamentale per decarbonizzare il sistema energetico e può contribuire all’equità e alla stabilità globale.
La cooperazione internazionale sarà necessaria per creare un mercato trasparente con standard e norme coerenti che contribuiscano agli sforzi per il cambiamento climatico in modo significativo.