I sette cigni neri (e tre bianchi) di Société Générale

1 Giugno 2017, di Livia Liberatore

Sette cigni neri che hanno una bassa probabilità di verificarsi ma con conseguenze potenzialmente disastrose (o molto positive) sui mercati finanziari. Li ha resi noti Société Générale, nell’ultimo aggiornamento sull’economia globale. Il termine “cigno nero” per questo tipo di eventi è stato reso popolare dallo statista, studioso ed ex trader Nassim Nicholas Taleb.

Come si vede dal grafico, l’evento con più probabilità di realizzarsi è la decisione dell’amministrazione del presidente Usa Donald Trump di non procedere ad alcun taglio delle tasse negli Stati Uniti. Il mancato bazooka fiscale è dato come possibile che si materializzi al 30%. Seguono l’incertezza della politica europea a causa di un possibile evento shock (al 25 %), un forte repricing del mercato e un hard landing in Cina, entrambi con il 15% di probabilità di realizzazione. Quest’ultimo fenomeno sarebbe uno degli eventi più catastrofici per mercati ed economia globale.

Ma non ci sono solo previsioni nere. Société Générale elenca anche tre cigni “bianchi”, che potrebbero costituire un vantaggio per la crescita: in primo luogo produrrebbe questo risultato una politica fiscale espansiva (15 %), a seguire un capex più forte (10%) e una maggiore velocità delle riforme in Europa (5%).

Société Générale ha spiegato le ragioni dell’incertezza per ciascun’area. Per l’Europa c’è ancora un’agenda molto densa di appuntamenti elettorali. Tuttavia, dopo le presidenziali francesi la banca ha abbassato il rischio di shock che provocano incertezza nella politica europea dal 30 al 25 %. Adesso le preoccupazioni arrivano dall’Italia e dalla Brexit.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, secondo SocGen, se Donald Trump non deciderà di attuare tagli fiscali, l’economica del Paese rallenterebbe in modo drastico già dal 2018. In Cina invece il rischio è quello di un errore politico, che però diminuisce con l’avvicinarsi del Congresso nazionale previsto in autunno.

Secondo Société Générale:

L’analisi mostra che Cina, Corea del Sud, Australia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Giappone sono nella fase più matura del ciclo, mentre il resto dell’Europa sta recuperando velocemente.