I motivi per cui il report sul lavoro Usa potrebbe deludere

6 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Tra mercato e analisti l’ottimismo regna sovrano in un mese durante il quale, almeno a giudicare dagli anni passati, sarebbe meglio invece invitare alla cautela.

Inutile nasconderlo: oggi come ogni primo venerdì del mese, l’attesa è tutta per il report occupazionale degli Stati Uniti. Gli investitori non devono farsi troppe illusioni, però, avverte Bloomberg: in gennaio il dato viene spesso sopravvalutato.

Secondo l’agenzia di stampa americana il rapporto mensile rischia di mostrare un andamento meno positivo di quanto si attenda il mercato.

Gli economisti interpellati da Reuters prevedono che gli Stati Uniti abbiano creato 234 mila posti di lavoro, sotto i 252 mila di dicembre. I trader si aspettano una cifra superiore alle 200 mila unità. Il tasso dei senza lavoro dovrebbe rimanere stabile ai minimi di sei anni e mezzo (5,6%), mentre i salari orari dovrebbero rimbalzare dello 0,3% dopo la delusione dello scorso mese (-0,2%).

Il consensus di Bloomberg è per un dato di 230 mila e la mediana per il tasso di disoccupazione dice che la percentuale dovrebbe rimanere invariata. Ma gli analisti tendono a sparare cifre più alte in gennaio, pertanto anche nel 2015 i numeri ufficiali potrebbero deludere.

Oltretutto un numero di licenziamenti più alto del normale potrebbe far scendere il numero sotto le attese e potenzialmente anche sotto i 200 mila posti creati.

Nel caso in cui fosse veramente così, nell’analizzare i dati del governo gli strategist dovrebbero prestare bene attenzione ai fattori stagionali una tantum, che nel primissimo periodo dell’anno sono tanti.

Anche se il miglioramento degli stipendi potrebbe sembrare a prima vista impressionante, non bisognerà trascurare l’andamento su base annuale, che è poi il tasso più importante. Secondo le stime dovrebbe registrare un miglioramento lieve.

Il tasso di participazione alla forza lavoro dovrebbe deludere ancora e rimanere vicino ai livelli minimi recenti (ovvero sotto il 63%).

Con l’avvicinarsi della stretta monetaria inevitabile della Federal Reserve, il rapporto occupazionale assume una valenza ancora maggiore. In questo senso sarà importante monitorare le eventuali dichiarazioni dei membri del comitato di politica monetaria della banca centrale che dovrebbero arrivare dopo la pubblicazione del rapporto.

(DaC)