I fondi sovrani preferiscono Usa e Germania

6 Giugno 2017, di Alessandro Piu

Le allocazioni dei fondi sovrani sono scese in tutta Europa tranne che in Germania, considerato l’unico vero Paese rifugio, secondo il quindi Invesco Global Sovereing Asset Management Study. A livello globale la preferenza va ancora agli Stati Uniti

Invesco ha pubblicato oggi la quinta edizione dello studio sui fondi sovrani globali che ha coinvolto 97 investitori sovrani e responsabili di banche centrali di tutto il mondo, rappresentativi di asset per 12 trilioni di dollari Usa.

Trump in primo piano

Gli Usa si sono confermati il primo mercato in termini di attrattività per il quarto anno di fila nel 2016, con un punteggio di 8. Gli Stati Uniti hanno vinto anche in termini di allocazioni effettive con 40% netto degli intervistati che mantiene il sovrappeso anche nel 2017. A fronte di ciò, solo il 4% prevede di sottopesare gli Usa nel 2017, in termini di nuovi flussi. Questa attrattività è in gran parte alimentata dagli aumenti dei tassi d’interesse e dalla fiducia del mercato in un regime di imposte societarie favorevole all’economia a seguito dell’avvento di Trump a gennaio 2017. La fiducia a lungo termine è tuttavia ancora limitata dall’incertezza sull’eventualità che Trump mantenga le promesse elettorali e dai timori su possibili scelte protezioniste.

Regno Unito: pesa l’incertezza sulla Brexit

L’attrattività del Regno Unito per gli investitori esteri ha subito il calo maggiore, scendendo al 5,5 rispetto al 7,5 dello scorso anno. La Brexit è ritenuta un significativo fattore negativo per gli investimenti nel Regno Unito. I fondi sovrani d’investimento con interessi europei hanno messo in discussione il futuro del paese come hub d’investimento per l’Europa.

Sebbene la maggioranza degli investitori sovrani preveda di non modificare le posizioni nel Regno Unito, un numero significativo ha assunto un maggiore sottopeso nella regione o prevede di assumerlo. Nel 2017, gli intervistati che prevedono di adottare nuovi sottopesi sono saliti al 41%, mentre soltanto il 5% prevede di assumere nuovi sovrappesi nel Regno Unito e il 54% non ha in programma modifiche. Se si tiene conto del calo della sterlina, le allocazioni al Regno Unito rimangono comunque relativamente stabili.

La Germania è il fulcro dell’Europa continentale

In Europa continentale è stato osservato un calo delle allocazioni da parte degli investitori sovrani, passate dal 12,8% dell’asset under management dello scorso anno all’11,2% di quest’anno, a fronte dell’apparente incremento del rischio di un’accentuazione dello sbandamento dell’Ue. Nel panorama dei vicini europei, la Germania si distingue come una delle mete globali più attraenti. La popolarità della Germania è attribuita al suo status di paese rifugio e l’atteggiamento positivo nei suoi confronti è cresciuto grazie alla sua forza economica.

Il settore immobiliare offre un’affidabile generazione di reddito

Oltre due terzi (67%) dei fondi sovrani ha risposto di aver sovrappesato il settore immobiliare globale nel 2016 e il 46% prevede di aumentare le posizioni quest’anno. I dati sono stati altrettanto positivi per il mercato dell’edilizia residenziale: nel 2016, il 58% ha infatti aumentato le allocazioni a questo segmento in rapporto al proprio portafoglio e il 38% prevede un ulteriore incremento delle allocazioni quest’anni. Su base annua, i fondi sovrani hanno in effetti mediamente aumentato le allocazioni all’edilizia residenziale in misura superiore (1,2%) rispetto alle allocazioni immobiliari globali (0,3%). I fondi sovrani preferiscono gli immobili di fascia elevata a uso ufficio e commerciali (perché le locazioni a lungo termine li rendono buoni generatori di reddito) a quelli industriali o residenziali. Prevedono che gli immobili a uso ufficio e commerciali costituiranno il 40% dei portafogli immobiliari totali nei prossimi tre anni, mentre gli immobili industriali e residenziali rappresenteranno rispettivamente il 16% e il 28% dei portafogli.

Alex Millar ha concluso: “Gli investitori sovrani sono un gruppo diversificato e reagiscono alle difficoltà in modo diverso in funzione delle rispettive passività, propensioni al rischio, dinamiche di finanziamento e altri fattori. Il nostro studio ha ancora una volta evidenziato come questi investitori differenti reagiscono alle tendenze globali a mano a mano che diventano sempre più sofisticati, ma frenati da vincoli esterni ed interni.”.