I due fattori che smuoveranno i mercati. Non c’entra la Fed

7 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Due, secondo Société Générale, sono i fattori principali che determineranno il trend dei mercati nei prossimi mesi. Tra questi, non compare la Fed la cui credibilità, scrivono gli esperti del colosso bancario francese, è ormai compromessa, dal momento – così come nel caso della Bce – che “i partecipanti al mercato hanno iniziato a interrogarsi sull’efficacia della politica monetaria, a buon ragione”.

Quali saranno allora i due elementi che condizioneranno la performance dei mercati nel quarto trimestre del 2015 e anche oltre? Il primo è la Cina.

“I mercati emergenti e in modo particolare le economie che dipendono dalle materie prime, sono stati seriamente coinvolti nel rallentamento della Cina di quest’anno – scrive SocGen – Con la globalizzazione, le economie dei paesi avanzati ed emergenti sono diventate più integrate, sollevando di conseguenza preoccupazioni sugli effetti domino che dai mercati emergenti si propagano a quelli più avanzati.

Detto questo, finora i mercati più sviluppati sono rimasti relativamente intatti, grazie al fatto che la loro crescita è stata stimolata principalmente da una spesa interna più forte, complice soprattutto i prezzi delle commodities più bassi e le migliore prospettive del fronte occupazionale.
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La Cina dovrebbe continuare a pesare sulla crescita globale nel 2016. Ma prevediamo che la sua attività si stabilizzerà in qualche modo nel breve termine, soprattutto a causa degli investimenti sulle infrastrutture. Qualsiasi segnale di stabilizzazione della crescita in Cina potrebbe alleviare i timori di una recessione globale: dovrete guardare dunque in modo attento agli indicatori della Cina, nel corso del quarto trimestre”.

Il secondo fattore che detterà legge sui mercati sarà rappresentato dagli utili, e dal problema della forte divergenza tra i settori.

Focus in particolare sulla crescita dell’eps (earning per share) degli Stati Uniti, che è stata “decisamente deludente quest’anno; probabilmente, inoltre, gli utili relativi al terzo trimestre scenderanno (su base annua) per il secondo trimestre consecutivo. Il nostro team Equity Quant fa notare che la crescita dei profitti non è stata mai così debole nei periodi al di fuori della recessione.
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Di conseguenza, l’avversione al rischio è aumentata, rinfocolata dai timori di un contagio tra le diverse classi di asset e dal ritorno, soprattutto, del rischio legato al credito. Gli ostacoli esterni costituiti da un dollaro forte, da prezzi più bassi delle materie prime e da una domanda globale più debole dovrebbero continuare a pesare su settori come quelli industriale, dei materiali e dell’energia.

Tuttavia, i prezzi più bassi del petrolio e un mercato del lavoro in migliori condizioni di salute (con l’attuale fase di debolezza che probabilmente si confermerà transitoria) sono elementi positivi per i consumatori Usa, come dimostrano i solidi dati sulle spese degli ultimi mesi (+0,4% su base mensile, in media). Il risultato è che i settori esposti ai consumi degli Stati Uniti potrebbero ancora riportare una crescita dell’eps solida. Anche la ripresa dell’Eurozona dovrebbe sostenere gli utili”.
(Lna)