HNWI, come possono combattere la volatilità di mercato?

15 Settembre 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Alessandro Sannini, fund manager / head of strategy di 3iP Space, advisor per la space economy di CO.SI.MO / AIR RiR (Veneto Cluster)

L’inflazione unita all’attuale crisi geopolitica sta spostando l’interesse degli investitori globali verso asset alternativi, contraddistinti da un valore reale in ottica difensiva. Ma se questa è la situazione contestuale, già da tempo è in atto un trend che vede crescere man mano gli investimenti sul mondo dei private asset. Sono sempre di più gli investitori che li includono nella propria asset allocation per fornire valore aggiunto al portafoglio complessivo.

Secondo le stime di Preqin, società specializzata in dati, analisi e approfondimenti sugli asset alternativi, dal 2015 al 2021 il patrimonio gestito in tutte le classi di attività alternative è passato da 7,23 mila miliardi di dollari a 13,32 miliardi, con un Cagr (Compounded Average Growth Rate) del 10,7%. Preqin prevede che raggiungeranno i 23 mila miliardi nel 2026. Un tasso di crescita che dovrebbe battere l’incremento di Pil e perfino l’inflazione, con un conseguente apprezzamento significativo delle asset class alternative.

In un’intervista del 1973, il premio Nobel per l’economia e fondatore del pensiero monetarista, Milton Friedman, aveva detto:

L’inflazione è proprio come l’alcolismo. In entrambi i casi, quando cominci a bere o a stampare denaro, gli effetti benefici arrivano per primi, mentre quelli cattivi arrivano solo dopo. Ecco perché in entrambi i casi c’è una forte tentazione a strafare – a bere troppo e a stampare troppo denaro. Quando poi si tratta della cura, funziona tutto all’opposto. Quando smetti di bere o quando smetti di stampare denaro, gli effetti sgradevoli arrivano per primi e quelli benefici arrivano solo in seguito. Ecco perché è così difficile insistere con la cura

L’economia reale sta ancora godendo di effetti benefici – si è certamente ben abbeverata. La finanza ha già cominciato la cura. E gli effetti sui mercati quotati, in termini di volatilità e contrazione delle quotazioni sono evidenti. Quello che non si conosce è quanto dureranno i postumi e quanto lunga dovrà essere la cura.

Quali investimenti per HNWI e UHMWI?

La ricetta a questo punto per gli HNWI e UHWI è allocare più percentuali del proprio portafoglio nel private equity e nel venture capital, magari specializzati in settori particolari come l’aereospazio, l’alta tecnologia in generale e l’economia reale proiettata nei megatrend.  Rispetto all’azionario, nella valutazione del private equity pesa meno l’incertezza del valore terminale, che per gli esperti di valutazione è tipicamente il maggior cruccio, ovvero l’elemento che allunga la duration dell’azionario. Il terminal value è l’elemento di valore residuo di un’azienda al termine del piano previsionale, e tipicamente rappresenta oltre l’80% del valore di un’azienda. Nel caso di investimenti specializzati in settore ad alta crescita probabilmente i valori possono essere ancora più alti. Per di più, la preferenza per gli asset alternativi è destinata ad aumentare, man mano che gli investitori privati cercano di emulare i portafogli degli investitori più sofisticati e delle istituzioni.

Stiamo assistendo forse a una democratizzazione degli investimenti? Le nuove regolamentazioni nelle varie giurisdizioni permettono di fatto un accesso più semplice a queste asset class anche a una clientela più retail iscrivibile come affluent più sofisticata.

La regolamentazione pone ancora delle sfide alla democratizzazione degli asset privati e la nostra esperienza ci dice che i cambiamenti nella regolamentazione non sono stati uniformi tra i vari mercati. Tuttavia, molti governi riconoscono il ruolo crescente del capitale di origine privata come importante per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. Gli investitori al dettaglio rappresentano una fonte di capitale per l’economia. Si pone sempre più l’accento sull’aggiornamento dei quadri normativi per facilitare l’accesso e garantire che gli investitori al dettaglio non siano limitati dai rendimenti più elevati generati storicamente dagli investimenti privati.

Esempi di nuove regolamentazioni in Europa sono gli European Long Term Investment Fund (Eltif) e nel Regno Unito il previsto Long Term Asset Fund (Ltaf). Entrambe le strutture offrono agli investitori retail sofisticati uno strumento regolamentato per accedere agli investimenti in asset privati. Negli Stati Uniti, il Dipartimento del Lavoro ha stabilito che i piani 401K possono investire in private equity, e nel gennaio 2022 ha ulteriormente chiarito che sono soggetti all’idoneità del piano.

E’ chiaro che una delle caratteristiche più interessanti del private equity rispetto ad esempio alla maggioranza del mercato azionario specialmente in questo clima di estrema volatilità è legato soprattutto alle capacità dei gestori e soprattutto nel caso di fondi specializzati in settori legati ai megatrend come l’aereospazio, che è l’unico settore trasversale a diversi megatrend. Quando un investitore acquista azioni di una società pubblica, il livello di controllo che acquisisce è marginale. Se sceglie di non esercitare i diritti di voto, il livello di controllo scende a zero. Quando una società di private equity investe, assume quasi sempre un livello di proprietà attiva. Si va dalla consulenza e assistenza fino alla completa ristrutturazione e gestione dell’azienda. Le società di private equity più grandi dispongono di team specializzati nella creazione di valore che si dedicano a un unico obiettivo: aggiungere attivamente valore per aumentare il più possibile il rendimento nel lungo periodo.

La stessa Assoprevidenza ha indicato ai gestori tendenzialmente molto tradizionali di allocare masse molto più su asset class alternative rendendosi conto che gli investimenti illiquidi, delle diverse tipologie, dal private equity alle infrastrutture, dai fondi immobiliari al venture capital, sono ormai una componente significativa dell’asset allocation di numerose forme pensionistiche complementari, specialmente, ma non esclusivamente, preesistenti. Questi impieghi si sono dimostrati resilienti rispetto alle criticità intervenute negli ultimi anni (la pandemia, in primis) e hanno contribuito positivamente alla diversificazione, alla mitigazione dei rischi e alla realizzazione di rendimenti interessanti e lo stessa strategia può essere vincente per HNWI, UNWI, family office e in qualche caso affluent più sofisticati.