Hawking: “Umanità rischia di autodistruggersi”

20 Gennaio 2016, di Alberto Battaglia

L’umanità, nel suo incedere nelle tecnologie e nella scienza, rischia di autodistruggersi nei prossimi cento anni. Una Cassandra di questo tipo va ascoltata con attenzione se ad annunciarla è un uomo come Stephen Hawking, fra i più importanti scienziati viventi.

Ai microfoni della Bbc, Hawking ha dichiarato che, mentre il progresso è stato una cosa buona, esso crea “nuovi modi per i quali le cose possono andare per il verso sbagliato”; fra le creazioni che potrebbero ritorcersi contro l’umanità il fisico ha menzionato la guerra nucleare, il riscaldamento globale e virus creati in laboratorio.

Una catastrofe è “prossima alla certezza” fra i mille e i diecimila anni che ci aspettano, anche se sono i prossimi cento quelli che Hawking ritiene i più pericolosi, in quanto già si possiedono strumenti assai avanzati e distruttivi, ma nessun rifugio al di fuori da questo pianeta. Fra le possibilità di salvezza potrebbe esserci, dunque, la costruzione di una colonia su Marte, ma sarà improbabile sostiene il fisico, almeno per il prossimo secolo.

Non è la prima volta che Hawking prospetta un futuro a tinte fosche: già nel 2014 aveva affermato che l’intelligenza artificiale avrebbe potuto “significare la fine della razza umana”. Eppure lo scienziato si definisce, alla fine, un ottimista che crede che i problemi che si frappongono agli occhi dell’uomo possano essere superati.

Inoltre, questo è “un periodo glorioso per essere vivi” come scienziati, soprattutto per i fisici teorici come Hawking stesso, perché molto è ancora in attesa di essere scoperto. Del resto, anche per il più lungimirante degli scienziati, è difficile prevedere quanti anni occorreranno all’umanità per esaurire tutti i misteri dell’universo.