Guerra di numeri Padoan-Fmi: “Vedremo chi ha ragione”

14 Aprile 2016, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – “Vedremo alla fine chi ha ragione”. Così ha commentato il ministro dell’economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan nel corso di un intervento alla Columbia University a New York, le stime del Fondo Monetario Internazionale.

Stime non certo positive per il nostro Paese. Nel suo rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria, il Global Financial Stability, l’organizzazione guidata da Christine Lagarde ha messo in guardia sui possibili rischi di una nuova crisi finanziaria. L’anello debole della catena, avverte l’Fmi, è proprio l’Italia dove il settore bancario è minato dalle sofferenze, circa 900 miliardi di euro che potrebbe innescare un crisi che finirebbe per produrre un effetto domino anche sulle banche che godono di ottima salute. Ma il nostro ministro delle Finanze non ci sta e da New York difende l’Italia e porta avanti i numeri a suo dire positivi specie sull’occupazione.

“Le stime del Fondo monetario internazionale sono diverse dalle nostre. Vedremo chi alla fine avrà ragione. Noi comunque sulle previsioni abbiamo un tasso di errore molto basso (…) L’Italia è tornata a crescere, la disoccupazione è in calo, anche quella giovanile: sono dati incoraggianti ma non soddisfacenti. C’è l’impegno a continuare sulla strada delle riforme. In particolare su quelle istituzionali c’è un passaggio epocale perché cambiano non solo il modo di governare il paese, ma hanno anche un impatto sulla crescita”.

E in merito al settore bancario, il responsabile della possibile crisi finanziaria in Italia secondo l’Fmi, Padoan parla di rafforzamento.

“Stiamo rafforzando il sistema bancario, potremmo vedere della volatilità, ma stiamo andando nella giusta direzione”.

Poi Padoan, sempre in riferimento alle banche afferma che non sempre le regole sono corrette e ricorda che “all’Italia non è stata concessa la possibilità di una bad bank“.

Ma quali sono i fattori di rischio per il numero uno delle Finanze?

“Ne cito tre: i migranti, il terrorismo e la Brexit. Se Schengen collassa è una minaccia importante per l’Unione Europea: un crollo del trattato metterebbe a rischio l’Ue alle sue radici. Uno dei problemi dell’Ue è che gli europei non credono gli uni agli altri. E una delle conseguenze è sui migranti”.