Guerra dazi: ombre su vertice Usa-Cina, Pechino cerca sponda anti Trump

26 Novembre 2018, di Mariangela Tessa

Cresce l’attesa dei mercati per l’incontro del prossimo fine settimana tra il presidente americano Donald Trump e la sua controparte cinese, Xi Jinping, che si incontreranno a margine del G20 per tentare di trovare un accordo sulla guerra commerciale in corso tra i due giganti dell’economia mondiale.

I mercati sperano in un accordo tra le parti anche se il nulla di fatto nel vertice APEC della scorsa settimana ha spento l’entusiasmo. C’è poi chi avanza l’ipotesi che il vertice possa saltare. In tal caso, come riporta Bloomberg, Washington potrebbe passare alla fase tre della guerra dei dazi.

Negli ultimi giorni, il clima tra i due paesi è stato piuttosto teso.La guerra fredda tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping ha aggiunto un nuovo capitolo alla lunga lista che la compone, ovvero la guerra dei telefonini.

Secondo il Wall Street Journal, infatti, il governo di Washington starebbe conducendo una “campagna di sensibilizzazione” presso i Paesi alleati chiedendo loro di evitare l’utilizzo dei dispositivi prodotti dalla casa cinese Huawei. La richiesta di boicottare le apparecchiature di uno dei principali produttori mondiali riguarda la sicurezza. Da tempo, gli americani sostengono che la Cina utilizzi i propri prodotti informatici diffusi in tutto il mondo a fini di spionaggio.

In questo clima, tutt’altro che disteso, secondo quanto riporta il Financial Times, la Cina intende usare il G20 di Buenos Aires per corteggiare potenziali alleati nella sua guerra commerciale contro gli Stati Uniti di Donald Trump.

Pechino, secondo il quotidiano economico, punta a mostrare agli altri Stati i suoi sforzi nel ridurre la dipendenza dalle esportazioni così da ‘isolare’ Trump e sottrargli alleati.

Il surplus delle partite correnti cinese, che ha raggiunto il picco di 421 miliardi di dollari nel 2018, si è ora trasformato in un deficit. E questa è una carta che Pechino vuole giocarsi, considerato che il surplus della partite correnti è l’elemento più criticato dai partner commerciali cinesi dagli anni 2000.