Guerra contanti: India ancora in crisi, bancomat all’asciutto

24 Aprile 2018, di Mariangela Tessa

Per la seconda volta in un anno e mezzo, l’India finisce in una nuova siccità di contanti. Sono circa otto gli Stati indiani  con i bancomat quasi completamente all’asciutto. Una situazione che erode ulteriormente la fiducia verso il sistema bancario indiano e che ricorda quella del 2016 quando i distributori vennero presi d’assalto  da un giorno all’altro dopo il governo aveva messo fuori corso le vecchie banconote da 500 e 100 rupie, l’86 per cento della moneta circolante nel continente.

Quali sono le cause? I social media vicini al governo del premier Narendra Modi parlano di fattori “stagionali” che hanno alimentato una richiesta insolita di banconote. Nelle prima metà di aprile sono stati prelevati quasi 7 miliardi di dollari in più della media, in parte per far fronte alle spese in concomitanza con la stagione delle semine e dei matrimoni.

Ma i fattori stagionali – come si legge in un articolo di Forbes –  si verificano ogni anno e pertanto il problema potrebbe essere affrontato con un’offerta più ampia di moneta da parte della banca centrale e del sistema bancario. Nel frattempo i social media vicini all’opposizione del governo parlano dei “fantasmi” dell’ultima demonetizzazione di Modi, che vengono di nuovo colpire i risparmiatori.

La lotta ai contanti, lanciata da Modi nel 2016, prevedeva che due banconote dal taglio più alto di 500 e 1.000 rupie, allora circa 6,50 e 13 dollari rispettivamente, sarebbero diventate fuori corso dalla mezzanotte del giorno seguente e sarebbero state scambiate in banca.

Gli obiettivi del governo erano due: da una parte, si provava a limitare il contante in circolazione nella speranza di favorire l’uso di carte di credito e transazioni digitali; dall’altra si provava a contrastare l’evasione fiscale e l’economia sommersa, partendo dalla premessa che le banconote dal taglio più elevato fungano da metodo di pagamento tra privati per aggirare il fisco o per traffici illeciti.