Grillo: “Se Letta cade, governo con il PD”

5 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Pdl e pdmenoelle pari sono. Non c’è alcuna possibilità per me di allearmi né con uno, né con l’altro, né di votargli la fiducia”. Lo scrive Beppe Grillo in un post sul suo blog.

“Hanno – sottolinea il leader dei 5 stelle – la stessa identica responsabilità verso lo sfascio economico, sociale e morale del nostro Paese. Qualche pennivendolo si aggira nei bar della Sardegna, in alcuni dove non sono neppure mai stato, per attribuirmi aperture al pdmenoelle. Siamo arrivati al giornalismo da bar. Le pressioni per un’alleanza del M5S con il pdmenoelle con articoli inventati di sana pianta durano dal giorno dopo le elezioni politiche. Vi prego di smetterla. Mai con il Pdl, mai con il pdmenoelle.” (TMNEWS)
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di Tommaso Ciriaco

ROMA (WSI) – In vino veritas. E al terzo bicchiere, Beppe Grillo si lascia andare: «Ho promesso riforme, mi sono impegnato per abolire il Porcellum. Se cade il governo, non si vota. E allora devo concretizzare i nostri voti, altrimenti resto con il cerino in mano». È un sabato sera afoso ad Arzachena, gioiello della Costa Smeralda. Il leader del Movimento cinque stelle varca la soglia delle Cantine Surrau. Lo accoglie l’ex sindaco del Pd, Tino Demuro.

Chiacchierano per un’ora almeno. Di Sardegna, vino, turismo. E di politica. Il Capo del grillismo è preoccupato: «Se non faccio niente, la Rete non me lo perdonerà. È un casino, ma stavolta sarebbe difficile dire no come a marzo…». Da giorni Grillo chiede in giro e sonda gli umori della gente. Ha fiutato l’aria, sa che una crisi di governo è scenario plausibile. «Beppe l’ho trovato pensieroso confida Demuro, un passato democristiano e un presente democratico, da “amico di Franceschini” – Però lucido e pacato, è chiaro che quando si agita lo fa solo per restare nel personaggio».

Bevono insieme, la cantina è rinomata. E Grillo in quello spicchio di costa è di casa. Anni fa, per complicare l’ascesa di Walter Veltroni, ottenne la tessera democratica della sezione di Arzachena. Poi gliela ritirarono. Stavolta è diverso, può parlare come se di fronte avesse già le consultazioni. E infatti immagina le tappe di un’eventuale crisi: «Se cade il governo, il cerino mi resta in mano. Napolitano non ci manderà mai al voto. Guarda che lui ha già le dimissioni firmate in tasca! Piuttosto, si dimetterebbe e così resteremmo invischiati in nuove elezioni per il Quirinale…».

Ma Beppe guarda soprattutto in casa. Con un briciolo di apprensione: «Stavolta noi siamo in difficoltà. Se si crea lo stallo, che facciamo? In qualche modo bisognerà uscirne». Sa che l’amato web lo invita a cambiare l’Italia, è consapevole soprattutto di un rischio: «Se non facciamo nulla ci logoriamo». Il Movimento tiene assieme anime inquiete, intransigenti e dialoganti, falchi e colombe. «Fra i miei c’è chi vuole un accordo con il Pd. Altri non lo vogliono. Devo tenerli assieme. Anche perché sono tutti uomini e la carne è debole…».

«Ma tu un governo con il Pd sei pronto a farlo?», gli chiede secco l’ex sindaco. Grillo è cauto. Ma qualche indizio sembra fornirlo. Almeno quando indica “buoni e cattivi” della sponda democratica: «Di Letta non mi fido molto, è come gli altri. E fra l’altro ti assicuro che la politica è sempre gestita dalle holding delle banche! ». E Bersani? «Con lui c’è stato qualche equivoco. Ma la verità è che nel Pd alcuni l’hanno bloccato, perché c’era gente che mi voleva fregare. Ma con lui qualcosa si poteva fare…».

Nessuno pensi che le vacanze sarde abbiano trasformato Grillo in una colomba. I concetti più ruvidi prendono forma anche durante la lunga chiacchierata: «Io voglio mandare tutti a casa ribadisce, davanti a un buon ‘Cannonau’- Pd e Pdl non fanno altro che giocare all’autoconservazione. Non vogliono tornare a votare perché sanno che diventeremmo la prima forza politica. Chi me lo ha fatto fare? Ho sei figli. Non volevo che vivessero in un Paese senza futuro. Mi sono incazzato e ho deciso di lanciare il movimento». Che però da solo sembra non bastare: «Stavolta qualcosa dovremo fare…».

Eppure la voce, insistente, è che Gianroberto Casaleggio ostacoli il dialogo, in barba al leader genovese. Tanto intransigente l’uno, quanto tormentato e possibilista l’altro. «Di Casaleggio non mi ha parlato – giura l’ex sindaco – ma dai suoi ragionamenti sembra proprio che sia così. Grillo chiede, interroga in giro la gente. Sembra muoversi per conto suo…».

La bottiglia ormai è vuota. Il Capo dei Cinquestelle è in forma. Guarda negli occhi Demuro ed esclama: «Guarda che t’ho capito! Mi hai fatto bere e siccome sei un figlio di puttana del Pd ora chiami la Polizia per farmi fermare con la macchina. Ma io ti frego, perché faccio guidare un mio amico che non ha toccato neanche un goccio…». Altro giro di “Cannonau”, risate, sipario.
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