Greggio: prezzi si infiammano mentre è scontro tra Uk e Iran nello stretto di Hormuz

12 Luglio 2019, di Alessandra Caparello

Si infiamma il prezzo del greggio a causa delle tensioni sorte nello stretto di Hormuz nel Golfo Persico tra Gran Bretagna e Iran. Il Brent ha guadagnato lo 0,99% arrivando a segnare 66,21 dollari al barile, mentre il WTI americano sale dello 0,81% a 60,69 dollari.

E’ il Dipartimento della Difesa di Londra che ha denunciato un tentativo delle forze navali della Guardia della rivoluzione iraniana di impedire il transito della sua petrolifera, la British Heritage della compagnia Bp, per lo stretto di Hormuz. Trattasi di un passaggio cruciale per il commercio mondiale di petrolio. Teheran si è difesa tramite il suo ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif che ha parlato di “affermazioni senza valore, fatte per creare tensioni”.

“Nelle ultime 24 ore non ci sono stati incontri con navi stranire, comprese quelle britanniche e se fosse stato ricevuto un ordine di sequestrare navi straniere, i loro mezzi sarebbero stati in grado di condurre la missione senza problemi, in modo deciso e rapido”.

Una situazione incandescente a cui si aggiunge anche la pressione da parte degli Stati Uniti. Il Presidente americano Donald Trump ha discusso in una telefonata con il premier israeliano Benyamin Netanyahu della sicurezza regionale, “inclusi gli sforzi per impedire le azioni maligne dell’Iran”.

Intanto l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) prevede per il prossimo anno il ritorno di un mercato petrolifero in eccesso di offerta, nonostante il recente rinnovo di un patto guidato dall’OPEC volto a contenere l’eccesso di offerta.

L’offerta di petrolio nei primi sei mesi del 2019 ha superato la domanda di 0,9 milioni di barili al giorno, sottolinea l’AIE.

“Questa eccedenza si aggiunge all’enorme accumulo di scorte visto nella seconda metà del 2018, quando la produzione di petrolio è aumentata proprio mentre la crescita della domanda ha cominciato a vacillare. Chiaramente, la tenuta del mercato non è un problema per il momento e qualsiasi riequilibrio sembra essersi spostato ulteriormente verso il futuro”.

Le preoccupazioni che la domanda globale sta rallentando hanno causato un calo del Brent del 10% a giugno, nonostante i fattori geopolitici di supporto, ha detto l’agenzia.