Grecia: tasse basse e investimenti, la sfida dell’anti-Tspiras

20 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Riconquistare la credibilità del mercato già nel primo anno di mandato è la promessa che il leader del partito conservatore Nuova Democrazia fa ai greci in vista delle elezioni generali di quest’anno.

Intervistato dalla Cnbc, Kyriakos Mitsotakis ha annunciato un taglio delle tasse per le imprese nazionali e internazionali in quella che ha definito una “riforma fiscale aggressiva e completa”, da realizzare già entro il primo mese.

Le proposte di Mitsotakis includono un piano per ridurre l’aliquota dell’imposta sulle società al 20% in due anni ma anche l’attuale governo guidato da Alexis Tspiras sta cercando di rendere la Grecia più attraente per le imprese abbassando gradualmente l’aliquota dell’imposta sulle società dal 29% nel 2018 al 25% nel 2022.

Sulla scia della crisi finanziaria iniziata nel 2009, la Grecia ha perso il suo investment grade dalle tre principali agenzie di rating e da qui la promessa del leader di Nuova Democrazia di ridare agli occhi dei mercati credibilità nel paese. L’economia greca è a un punto di svolta dopo aver chiuso quasi 10 anni di aiuti finanziari. Il mandato dell’attuale governo di sinistra si conclude a ottobre, il che significa che si profilano elezioni generali. Gli ultimi sondaggi rivelano che se le elezioni avessero luogo ora, il partito conservatore Nuova Democrazia vincerebbe con circa il 37 per cento dei voti, mentre Syriza arriverebbe seconda con circa il 26 percento. Tspiras afferma che la crescita del 2% è l’obiettivo del governo ma secondo Mitsotakis il governo ha esagerato con l’austerity.

“Quello di cui la Grecia ha bisogno non è una crescita del 2 percento, non farebbe la differenza: abbiamo bisogno di una crescita almeno nel breve termine del 4 percento. Questo sarà l’obiettivo che dovremmo davvero, davvero porci e i nostri creditori dovrebbero esserne felici (…) Tsipras ha acconsentito a eccedenze primarie del 3,5% fino al 2022. Penso che questo sia un obiettivo molto, molto severo. Ho detto fin dall’inizio che rispetto gli accordi presi dal governo attuale, ma ho anche detto ai partner europei che se dovessimo essere in grado di realizzare riforme reali, dovremmo essere ricompensati con minori avanzi primari, almeno nel 2021 e nel 2022 “.