Economia

Grecia, ora anche l’Eurozona si prepara a default

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ROMA (WSI) – Escalation delle tensioni sui mercati, il timore è che da un momento all’altro arrivi l’annuncio shock. Le vendite si intensificano sui mercati globali, e le notizie che arrivano sanno di bollettino di guerra finanziaria. L’ultima è quella che riguarda la Macedonia, con il governatore della banca centrale Bogov, che ha detto: “Le banche greche non potranno ritirare contanti in Macedonia”; “le banche macedoni protette in caso di Grexit”.

L’incontro di ieri a Bruxelles non è andato affatto bene. Non solo l’Fmi si è alzato dal tavolo dei negoziati. Alla Grecia è arrivato anche un chiaro avvertimento dall’Ue, o meglio un vero e proprio ultimatum: il paese ha meno di 24 ore per presentare serie controproposte, stando a quanto riporta Bloomberg secondo una fonte sentita. E queste riforme devono includere riforme sulle pensioni e aumento dell’Iva.

Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha detto che “è finita l’ora dei giochi”, ma questo non ha impedito a Paddy Power, popolare sito di bookmaker, di continuare ad accettare scommesse sull’uscita della Grecia dall’area euro, data ormai 11 a 10. Si guadagnano 11 euro scommettendone 10, in pratica l’evento viene dato per scontato.

Reuters intanto riporta le anticipazioni del quotidiano tedesco Bild, secondo cui il governo tedesco starebbe avviando “consultazioni concrete” circa le misure da adottare nel caso di bancarotta di Atene. In poche parole, i tedeschi non escludono più uno scenario di default della Grecia. E iniziano a correre ai ripari.

Visto l’avvicinarsi delle prossime scadenze e le difficoltà a trovare un accordo, anche gli altri funzionari dell’area euro pare abbiano iniziato per la prima volta a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di un default del debito. Le discussioni, svolte in via ufficiale, tra i rappresentanti dei governi sono avvenute ieri a Bratislava.

Tre gli scenari possibili per fine giugno (il 30 scadono le 4 tranche di prestiti che Atene deve restituire all’Fmi). La meno probabile, secondo loro, è quella di un’intesa – soldi in cambio di riforme – tra creditori e governo che consentirebbe di rispettare le deadline.

La seconda possibilità è un’estensione ulteriore del programma di aiuti attuali, che scade questo mese, proprio quando la Grecia dev rimborsare al Fondo 1,6 miliardi.

La terza riguarda un default delle finanze.

Le discussioni tenute in Germania riguardano invece l’eventuale introduzione di controlli di capitali in Grecia e anche l’eventualità di ricorrere a una svalutazione del debito; uno scenario che si sta studiando insieme alla Bce.

Le dichiarazioni ufficiali sono però decisamente più soft. Il portavoce del governo Merkel afferma che la posizione della Germania non è cambiata. Si apprende inoltre che i creditori – ex troika, ora Brussels Group – arriveranno ad Atene per continuare a trattare nella giornata di domani.

Certo Jeroen Dijsselbloem insiste che “proposte serie” sono la condizione sine qua non per ulteriori negozionati con la Grecia; ma Jean Claude Juncker ritiene che il fatto che l’Fmi abbia lasciato il tavolo dei negoziati durante la notte non significa che Washington sia fuori dalle trattative.

Intanto Mohammed El-Erian, responsabile advisor per Allianz ed ex amministratore delegato di Pimco, fa il punto della situazione in un editoriale e sottolinea che ci sono tre motivi per cui manca l’ottimismo. “In primo luogo, tutte le controparti stanno trattando con i soldi di altre persone. E chi controlla queste risorse – Bce e Fmi – sono sempre più esitanti ad adottare un approccio politico che alla fine offrirebbe una chance poco realistica di riportare la Grecia a un cammino di solidità finanziaria ed economica”.

Secondo motivo, è che le controparti devono rispondere del loro operato ai rispettivi cittadini. Per la Germania, il rischio è la situazione imbarazzante in cui potrebbe trovarsi il governo. Per la Grecia, la coalizione di governo potrebbe far fronte al caos politico che si tradurrebbe in elezioni anticipate altrettanto caotiche.

Terzo, un compromesso non sarebbe sufficiente per convincere i greci a riportare i loro risparmi nel sistema bancario del paese. Potrebbe anche non essere sufficiente per arrestare la fuga dei depositi bancari, o ridurre il rischio di controlli di capitali”.

(Lna-DaC)