Grecia: creditori offrono 10,9 miliardi di aiuti

4 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Un accordo è vicino”, ma l’Europa deve essere realistica e accettare il piano di Atene. È la dichiarazione del premier Alexis Tsipras, rilasciata dopo l’incontro a cena, a Bruxelles, con il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker.

Tsipras, con la sua proposta; e Juncker, con una controproposta, stilata insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente della Bce, Mario Draghi, il presidente francese Francois Hollande e il numero uno dell’Fmi, Christine Lagarde. Insomma, la famigerata troika. Le due proposte divergono in materia di obiettivi di avanzo primario (0,6% contro 1% nel 2015 e 1,5% contro 2% nel 2016, 2,5% contro 3% nel 2017 e così via).

Per poter sbloccare 10,9 miliardi di euro di nuovi aiuti il trittico di creditori chiede di implementare un pacchetto di riforme che comprenda aumento dell’Iva, taglio alle pensioni e privatizzazioni. Se accetterà il premier Tsipras dovrà poi riferire in parlamento alle 18 ora locale di domani circa i nuovi sviluppi e probabilmente chiedere un voto di fiducia.

I creditori vogliono che l’esecutivo elimini gli sgravi fiscali Iva su cibo, medicine ed elettricità, prodotti per cui l’imposta sui consumi è attualmente al 6%. Normalmente l’Iva arriva fino al 23% in Grecia. Con tale misura la troika punta a far entrare nelle casse statali greche l’1% di Pil.

Atene dovrà inoltre continuare a implementare la riforma del sistema previdenziale – il che vuol dire colpire anche i pensionati più poveri per risparmiare 800 milioni da qui al 2016 – e proseguire nel processo di privatizzazioni, a cui il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis si oppone perché considera una svendita di asset statali preziosi in un momento non propizio per le cessioni.

Tra questi a Reuters le fonti hanno citato Admie, Hellenic Petroleum, Hellenikon, i porti princopale, Ote, Trainose. In cambio, le autorità elleniche riceveranno €10,9 miliardi che verrebbero prelevati dal fondo salva stati EFSF e che coprirebbero le necessità finanziarie greche in luglio e agosto.

Sono misure che per il governo vorrebbero dire oltrepassare le linee rosse invalicabili individuate proprio da Varoufakis.

Tecnicamente domani 5 giugno è il giorno X. È infatti la data della scadenza della prima tranche delle quattro rate del debito che il governo deve all’Fmi. Secondo il ministro delle Finanze “in termini oggettivi abbiamo fino al 20 giugno per trovare un accordo”.

Nonostante i comunicati ufficiali di facciata che lasciano ben sperare, arriva la dichiarazione del vice ministro dei Trasporti Thodoris Dritsas che, parlando a una rete televisiva greca, afferma che “quanto sembra essere stato proposto da Juncker nel meeting con il premier greco è al di là di ogni nostra aspettativa. Se le indiscrezioni sono confermate, ovviamente non potremo accettare”. Insomma, il vice ministro dichiara che il governo non si “arrenderà ai creditori”.

Intanto la Commissione europea conferma le indiscrezioni rendendo noto che Tsipras e Juncker si incontreranno di nuovo il giorno X. Entro domani, venerdì 5 giugno, Atene dovrà rimborsare una tranche di prestiti da 300 milioni di euro all’Fmi. Secondo l’agenzia di stampa Dow Jones, il governo avrebbe intenzione di presentare una nuova controproposta.

Tsipras, riguardo alla scadenza imminente, ha rassicurato: “Non preoccupatevi” e ha detto: “Siamo molto vicini su un accordo sui surplus primari; ciò significa che tutte le controparti hanno concordato sul fatto di andare avanti senza le dure misure di austerity del passato”.

Parlando di realismo, lo stesso premier greco aveva detto nella notte: “Le proposte realistiche presenti sono quelle presentate dal governo greco”.

Tra le proposte inaccettabili, figurerebbero l’aumento dell’Iva sull’elettricità e la riduzione di alcuni benefit per i più poveri.

Parla anche il ministro delle finanze Yanis Varoufakis. Intervistato da Reuters, sottolinea che non c’è ragione di credere che si andrà al voto anticipato, mentre sulla scadenza di domani del debito verso l’Fmi, afferma che lo stato ha come sempre l’obiettivo di onorare le sue obbligazioni.

Varoufakis poi ribadisce di essere fermamente contrario alla privatizzazione della utility PPC, così come, sottolinea, non esiste nessuna probabilità che Atene decida di alzare l’Iva.

In questo contesto, Elstat rende noto che il numero di occupati in Grecia è sceso di 16.092 unità a marzo, rispetto al mese di fennraio. Tuttavia, anche la disoccupazione è scesa, di 4.283 unità. Come è possibile? La risposta è nelle persone che si dichiarano inattive, ben 16.751: un esercito di potenziale forza lavoro che si è ritirata dal mercato. Ci sono al momento 3.518.858 persone con un lavoro in Grecia, 1.211.507 disoccupate e 3.368.392 inattive.

Riguardo al meeting di ieri Tsipras ha affermato, stando a quanto riporta la BBC, che l’incontro è stato “costruttivo”, ma ha aggiunto anche di aver rifiutato alcune proposte che sono state inoltrate dai creditori.

Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha sottolineato che le trattative tra Tsipras e Juncker sono state “molto buone”, e che riprenderanno tra qualche giorno.

Dal canto suo, la Commissione scrive che “il lavoro intenso con la Grecia continua”. (Lna-DaC)