Grecia: “controlli di capitale imminenti”, banche chiudono?

19 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ATENE (WSI) – I negoziati con i creditori sono arrivati a un punto morto dopo l’ennesimo Eurogruppo fallimentare, in Lussemburgo. Secondo Padoan il fatto che sia in programma già un nuovo vertice, lunedì prossimo, è un segnale della volontà delle parti in causa di trovare un punto di incontro. Si tratta di un vertice di emergenza, in attesa del quale il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, afferma che la Grecia dovrà scegliere tra “un buon accordo e il default”.

La riunione di lunedì è per “essere sicuri che ognuno capisca le posizioni dell’altro e le conseguenze delle nostre decisioni – ha continuato Tusk – Dobbiamo sbarazzarci dell’illusione che ci sarà una soluzione magica”. Dunque, “siamo vicini al momento in cui il governo greco dovrà decidere tra accettare quella che io penso sia una buona offerta di sostegno continuo, o andare verso il default. Alla fine, sarà la Grecia a decidere e la Grecia a essere responsabile”.

Il tempo stringe. Quando mancano 12 giorni alla data x, la Bce ha avvertito che non è sicura che le banche greche siano in grado di aprire lunedì. Nella sua nota ai clienti di stamattina Barclays ha avvertito che “i controlli di capitale sono imminenti”.

Nel breve, comunque, le banche greche resteranno solvibili. La Bce, riunitasi in una sessione di emergenza per valutare se estendere o meno i prestiti alle società del credito elleniche, fornirà fondi di emergenza – prelevati dal canale di finanziamento ELA – che dovrebbero contribuire a coprire i buchi creati dalla fuga di capitali degli ultimi mesi.

La corsa agli sportelli è anche l’unico argomento affrontato da Mario Draghi ieri in Lussemburgo. Negli ultimi tre giorni, da lunedì mattina a mercoledì sera, impauriti dalla brutta piega che hanno preso i colloqui in corso tra esecutivo e autorità europee, i risparmiatori greci hanno prelevato dai loro conti ben 2 miliardi di euro. Un miliardo è stato invece prelevato nella sola giornata di ieri, giovedì.

Tre miliardi equilvagono al 2,25% dei depositi complessivi di famiglie e imprese che le banche detenevano alla fine di aprile (133,6 miliardi). Fino alla fine di maggio i capitali fuoriuscivano al ritmo di 200-300 milioni al giorno.

Il governo Tsipras, che ha presentato nuove idee ai creditori, non è riuscito a trovare un accordo nell’ultimo summit in Lussemburgo. Il premier ha detto che una soluzione consentirebbe ad Atene di tornare a crescere nell’area euro.

“Se accettata, la nuova proposta del governo greco può risolvere la crisi in breve termine e una volta per tutte”, secondo il ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis. Il ministro ha riproposto lo scambio dei bond ellenici fra la Bce e l’Esm, il fondo salva stati dell’area euro, che “risolverebbe immediatamente tutti i problemi”. In ogni caso anche Varoufakis ha ammesso che “non c’è molto tempo, ma abbastanza per trovare una soluzione che dia benefici comuni”.

Intanto il Cremlino ha aperto alla possibilità di aiutare la Grecia facendo capire che basta che il governo faccia richiesta formale alle autorità competenti della Russia.

Dalle ultime indiscrezioni pubblicate da Zeit Online pare che la Grecia potrebbe ricevere dai creditori una proposta last minute per prolungare gli aiuti fino alla fine dell’anno, ma senza il Fondo Monetario Internazionale di mezzo. Scartare uno dei tre attori della troika dei creditori è un’idea nuova.

Come? Stando alle informazioni delle fonti citate dalla testata tedesca, i 10 miliardi del programma che sarebbero destinati in realtà alla ricapitalizzazione delle banche, potrebbero essere invece usati nei prossimi mesi per saldare il debito che Atene ha contratto presso la Banca centrale europea (BCE) e il fondo monetario internazionale (FMI).

Un’altra fonte europea ha riferito che i creditori starebbero lavorando a un piano di riduzione del debito, un fronte su cui è impegnato l’Fmi, che chiede ai governi di assumersi l’onere di un taglio del valore del debito detenuto dalle entità pubbliche. Il problema è che misure simili vanno approvate dai singoli parlamenti.

Il problema è che l’arrivo a una soluzione comune pare ancora molto lontana e il 30 giugno, giorno in cui il governo dovrà rimborsare 1,6 miliardi all’Fmi, si avvicina. Il 20 luglio Atene deve poi onorare 3,5 miliardi di debiti contratti presso la Bce. “Nessun accordo all’Eurogruppo. Un forte segnala alla Grecia di prendere sul serio le negoziazioni”, ha twittato il commissario europeo Valdes Dombroskis.

Lunedì andrà in scena l’ennesima riunione da ultima spiaggia, al nuovo summit dei leader della zona euro sullo psicodramma greco, come riferito a Reutrs da un funzionario Ue.

(DaC-Lna)