Grecia cambia l’Europa: Syriza vince, governerà con la destra

26 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ATENE (WSI) – Nelle elezioni più attese d’Europa, destinate a ridefinire il futuro del Continente, il partito anti austerity greco ottiene poco meno del 40% dello scrutinio, designando come futuro premier Alexsis Tsipras, il nemico giurato delle elite e degli oligarchi. I conservatori dell’esecutivo uscente Nea Democratia di Antonis Samaras hanno ottenuto il 27,7%, pari a 76 seggi.

L’esito finale dà Syriza al 36,3%, che equivale a 149 seggi, appena due sotto i 151 necessari a una formazione politica per governare indisturbata. Anche se di un soffio, insomma, la maggioranza assoluta non c’è.

Nel voto anticipato del 25 gennaio i cittadini ellenici, evidentemente stanchi di anni di rigore e misure fiscali ‘punitive’, hanno votato un nuovo presidente contrario a simili provvedimenti. Ma Tsipras è dovuto scendere a patti con il partitino della destra populista per formare un governo.

La partnership con i “Greci indipendenti” – formazione formata dalla costola uscita dal gruppo di Samaras – gli assicurerà altri 13 seggi in aula, consentendo una maggioranza stabile. Si tratterà di un esecutivo anti-austerity euro scettico, che fa già paura a Bruxelles.

Non per niente, è già stato indetto un vertice di urgenza tra il governatore della Bce Mario Draghi e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, per capire come aprire il dialogo con le autorità greche, evitando effetti traumatici sui mercati.

Tsipras ha ribadito in più occasioni la sua opposizione alle politiche liberali e di rigore: “Il popolo greco ci ha dato un mandato molto chiaro, la Grecia lascia l’austerità“, ha detto Tsipras, aggiungendo che “il popolo greco ha messo la troika nel passato, il popolo greco ci dà il mandato per un rinascimento nazionale“. Il futuro ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha usato parole ancora più dure, dicendo che “distruggeremo il sistema oligarchico greco”.

Il fischio di inizio è suonato alle 6 italiane, le 7 ora locale. In totale 9,8 milioni di elettori sono stati chiamati alle urne per eleggere 300 deputati e con ogni probabilità cambiare per sempre lo scenario politico-economico Eurozona. Oltre il 60% dei greci è andato a esprimere il proprio voto.

Già il piano di investimenti da oltre 300 miliardi della Commissione Ue e poi la manovra di allentamento monetario da più di mille miliardi di euro annunciata da Mario Draghi hanno sancito negli ultimi tempi un voltafaccia nell’area euro che va verso politiche più improntante alla crescita e meno al rigore.

Alla chiusura dei seggi, alle 19 ora locale (20 italiane), un 40enne deputato europeo può dire di aver sconfitto il primo ministro conservatore Samaras e aver aperto definitivamente un nuovo corso in Europa. L’ex primo ministro ha riconosciuto la vittoria del rivale. Tuttavia i numeri non sono sufficenti a Tsipras per governare.

Una vittoria del partito di sinistra Syriza, che era dato in vantaggio di almeno 2,9 punti nelle rilevazioni della vigilia, rischia allo stesso tempo di fare precipitare il blocco a 19 in una nuova crisi, così come affossare i mercati azionari e i titoli obbligazionari della periferia, creando pericolosi precedenti in materia di gestione del debito pubblico.

Nel suo programma elettorale il leader del movimento anti austerità Tsipras dice infatti di voler rinegoziare il debito con i creditori internazionali della Troika, allungandone le scadenze; rilanciare gli investimenti e creare nuovi posti di lavoro.

La Troika composta da Commissione Ue, Fmi e Bce ha prestato 240 miliardi di euro al paese in crisi, ma le riforme a dir poco drastiche chieste in cambio hanno pesato fortemente sul benessere della popolazione. Il tasso di disoccupazione rimane sopra il 25% e la maggior parte della classe media che lavora ha visto i salari amputati senza pietà.

Syriza si è assicurata un buon margine di vantaggio sui rivali conservatori e socialisti. Ma i consensi non sono sufficienti a garantire i seggi necessari per governare da soli. Il partito non ha infatti guadagnato i 151 seggi che avrebbero consentito di ottenere la maggioranza assoluta.

A Tsipras restavano due scenari, possibilità molto distinte tra loro. Creare un governo di coalizione con i piccoli partitini o accontentarsi del sostegno al Parlamento nel quadro di un governo di minoranza.
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Ha scelto la prima via. Il primo dei partner potenziali era il partito è To Potami (“Il fiume”), formazione centrista creata nel 2014 dal giornalista Stavros Theodorakis che era dato in terza posizione nei sondaggi al 5,8%. È un partito di stampo liberale che però pone come condizione la conclusione delle negoziazioni con la troïka dei creditori internazionali, per poter permettere il versamento dell’ultima tranche degli aiuti finanziari.

È una convinzione non condivisa assolutamente da Syriza. L’altra ipotesi, costituita da un’alleanza con i “Greci indipendenti”, era sul tavolo fin dall’inizio. È una strada più pericolosa da percorrere per Tsipras, ma è anche suggestiva per certi versi, perché rappresenterebbe un ‘mai visto’ sotto il piano politico. Destra e sinistra unite contro il rigore e le elite corrotte che sono sempre state al potere.

I Greci indipendenti sono un piccolo partito di destra populista e anti-austerity, che però non arriva ai livelli di xenofobia di Alba Dorata. Prima del voto poteva contare su 20 deputati eletti in parlamento. Ora sono 13.

Stando così le cose, l’esecutivo cercherà in tutti i modi di rinegoziare il debito. Dalla Bce è già arrivata un’apertura ad allungare le scadenze. Ma per sapere come andrà a finire non resta che aspettare l’avvio dei negoziati con i creditori, che si annunciatno molto tesi e ricchi di sorprese.

Tsipras parla di “speranza” dopo tanti anni bui. L’attestato di fiducia del popolo ellenico, intento a voler ritrovare un senso di giustizia dopo anni di ingiustizie sociali, non poteva che tenersi nella più antica democrazia al mondo.

Tuttavia, come sottolinea anche JP Morgan, la paura e il nervosismo tra i cittadini potrebbero complicare le cose e aumentare le difficoltà finanziarie delle banche greche. In vista della vittoria di Tsipras, c’è stata una corsa agli sportelli nel paese: in una sola settimana sono stati prelevati 8 miliardi di euro.

Se foste greci, vi fidereste a tenere un conto denominato in euro in una banca in europa, sapendo di correre il rischio che possano confiscare i vostri soldi?

(DaC)