Grafico della settimana: gli investimenti italiani in startup

28 Luglio 2020, di Orizzonti Politici

Sta crescendo a ritmi sempre più costanti l’interesse verso le startup innovative da parte degli investitori, anche quelli più informali. L’interesse è sicuramente dovuto alle caratteristiche tipiche di queste aziende: piccole realtà incentrate su un’idea particolarmente innovativa, capaci di crescere molto rapidamente e facilmente replicabili.

 

Per dare un’idea del potenziale di queste aziende pensiamo ai cosiddetti “unicorni”, categoria che definisce startup innovative che in breve tempo hanno raggiunto una valutazione di mercato pari a 1 miliardo di dollari. Esempi celebri sono Airbnb, SpaceX, Uber.

I numeri delle startup in Italia

In Italia le start up innovative sono circa 11.000 e ricoprono un ruolo sempre più rilevante nella spinta del motore economico nazionale. Il 2019 ha segnato un anno storico per gli investimenti di venture capital nelle startup in Europa. L’Italia in particolare ha toccato la cifra record di 723 milioni investiti, segnando un +38% rispetto al 2018 (522 milioni) consolidando così il trend positivo che era partito nel 2017, quando in un solo anno ci sono stati aumenti di capitale del +384%.
La cifra del 2019 comprende 74 round di investimenti (tra i quali spiccano quelli plurimilionari di BrumBrum, TalentGarden e MoneyFarm) e 124 operazioni di crowdfunding.
Il Bel Paese, nonostante passo dopo passo stia recuperando il gap col resto d’Europa, resta però ancora ben distante dai numeri stratosferici dei nostri vicini; siamo infatti solo decimi in Europa per investimenti totali nel 2019.

Il contesto internazionale

Rimane saldo al primo posto il Regno Unito che, nonostante il capitolo Brexit, conserva il titolo di paese più attraente di tutta l’area euro, registrando lo scorso anno investimenti per 13,2 mld di dollari.
Segue sul podio Germania con 7,7 mld e Francia con 5,2 mld. Davanti a noi poi Svezia, Spagna, Svizzera, Olanda, Irlanda e Finlandia.
Cifre che ovviamente rimangono molto distanti dagli investimenti statunitensi e orientali, ma ci sono buoni segnali di ottimismo: nell’ultimo anno infatti le iniezioni di capitale nel Vecchio Continente sono cresciute mentre negli USA sono rimaste pressoché invariate e in Asia sono addirittura diminuite. Aumenta invece la quota sul totale degli investimenti nel nostro continente detenuti dagli asiatici ed americani (21%).
Il fintech è il settore trainante in tutto il continente con 3,2 mld, seguito da quello dei software aziendali (2,3 mld) e il settore energetico (1,4 mld), ma crescono anche marketing, food e salute oltre che alla robotica.
Tuttavia, nonostante l’anno record per l’Europa e per il nostro paese, molti startupper, in particolare quelli connazionali, sostengono che sia diventato più difficile ottenere capitali e che siano privilegiate quelle aziende che sono già cresciute oltre i 100 dipendenti; insomma, i soldi andrebbero a chi ne ha già sufficienza.

Come attrarre investimenti

Il nostro Paese arranca e fa fatica. Una eccessiva burocrazia, una legislazione restrittiva sul lavoro e la mancanza di un hub centrale per le startup sono fattori chiave che determinano l’arretratezza rispetto agli altri partner europei.
Sia startupper sia Venture capitalist sono convinti che lo Stato debba intervenire attraverso misure di sostegno dirette e indirette.
I fattori chiave per attrarre investimenti in un Paese sono: capitale, fiducia e talento. Sebbene al nostro Paese non manchi quest’ultimo, non si può dire lo stesso per i primi due fattori. La pandemia da Covid19 porterà sicuramente ad una brusca frenata degli investimenti nel nostro paese e in tutta Europa, nonostante le startup innovative in Italia abbiano avuto conseguenze meno devastanti rispetto alle imprese tradizionali; saremo in grado di sfruttare le nostre risorse e sfiorare il tetto del miliardo negli anni a venire?

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Orizzonti Politici è un Think Tank composto da circa 40 studenti e giovani professionisti che condividono l’interesse per la politica e l’economia. Il loro obiettivo è quello di contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.