Governo: settimana di fuoco per Mes e Recovery Plan

7 Dicembre 2020, di Alessandra Caparello

Una settimana di fuoco è quella che si è appena aperta con due dei principali nodi che interessano il governo, sotto osservazione. Da una parte il Mes e dall’altra il Recovery Fund.
Mercoledì 9 dicembre in Aula approda la riforma del Mes e il rischio del “no” dei frondisti M5S resta alto. “Non ci saranno problemi, chi vota “no” vota contro una decisione presa dal gruppo M5S”, assicura il capo politico Vito Crimi.

A noi questa riforma non piace ma mentre a dicembre 2019 potevamo permetterci di dire “assolutamente no” oggi siamo in un anno in cui c’è una crisi pandemica, in cui l’Ue ha dimostrato di mettere in campo strumenti nuovi. Dobbiamo guardare avanti. Questa riforma è un modo per chiudere il capitolo”, sottolinea Crimi.

Mes, le posizioni dei partiti

La chiave per smussare la fronda pentastellata sul fondo Salvastati potrebbe essere la risoluzione unitaria che verrà presentata in Aula. Nella risoluzione non potrà essere messo nero su bianco il “no” al Mes, Pd e Iv non lo permetteranno.
Ma il M5S tornerà a ribadire il necessario via libera dell’Aula per qualsiasi mossa che riguardi il fondo.

Nelle prossime ore, invece, il Cdm metterà a punto lo schema del Recovery Plan e la discussa task force. Che la situazione fosse incandescente lo si è capito dal primo slittamento del consiglio dei ministri sulla governance del Recovery plan, inizialmente previsto alle 9, slitta alle 11. Molte le tensioni, nel governo, sullo schema ideato dal premier Conte.

Come riporta Repubblica, Italia Viva ha rifiutato lo schema governance prospettata dal presidente del Consiglio, che vede alla guida Conte con Gualtieri e Patuanelli. I capigruppo Boschi e Rosato hanno addirittura abbandonato la riunione.

Nei giorni scorsi era emersa l’ipotesi di una struttura piramidale con una gestione e supervisione politica, in capo al Governo, ma affiancata da una sorta di comitato tecnico esecutore, guidato da 6 manager indipendenti (dei quali non si conosce ancora il nome). I manager dovrebbero essere scelti dal governo ma dovrebbero anche avere poteri eccezionali, essere responsabili degli obiettivi del Recovery con deleghe in deroga alla legislazione vigente. E sarebbero coadiuvati da una task force di 300 persone.