Goldman Sachs: ripresa petrolio ha vita breve

1 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Nelle ultime sedute il petrolio sta tentando di rimbalzare dai minimi di 28 dollari al barile testati la settimana scorsa e ha riagguantato anche quota 33 dollari. Il mercato spera che le nazioni dell’Opec, che controllano gran parte del petrolio del mondo, trovino un’intesa con i paesi che non fanno parte del cartello per ridurre i livelli di produzione.

L’eccesso di offerta ha messo in crisi il mercato del petrolio, rendendo poco redditizie o addirittura in perdita le operazioni e attività di molti gruppi petroliferi, in particolare quelli americani che tanto si erano indebiti per investire nel periodo di boom petrolifero. Alcune aziende hanno dovuto fare ricorso all’amministrazione controllata, mentre altre stanno cercando di sopravvivere in un mercato con prezzi del petrolio sotto il break-even.

Il 29 gennaio i maggiore gruppo produttore di greggio della Russia ha osservato che il “rally” (rimbalzo) del valore del petrolio visto di recente è un’assoluta “idiozia”. Le esatte parole pronunciate da Mikhail Leontyev, un portavoce di Rosneft, al Financial Times sono state:

“In teoria tutto è ancora possibile. Era possibile un anno fa, un mese fa. Non è successo nulla di nuovo. Questo grande fermento per il petrolio è un’idiozia. È colpa del fatto che la gente non sa leggere”.

Le consultazioni tra Opec e Russia avvengono di continuo. “Tutte le posizioni sul tavolo delle trattative sono note a tutti, non sono cambiate in alcun modo“, ha aggiunto.

Anche Goldman Sachs ha espresso un’opinione analoga. Secondo la banca il rimbalzo dei prezzi dell’oro nero non durerà. Il team di analisti guidato da Damien Courvalin sostiene che la spinta si esaurirà non appena il mercato capirà che l’Opec non ha alcuna intenzione di abbassare l’offerta. Non ancora per lo mento. I commenti hanno depresso i futures sul Wti che scambiano sui minimi di giornata.

L’obiettivo dell’Arabia Saudita e quindi di riflesso anche di molti paesi dell’Opec è di colpire il mercato del petrolio di scisto degli Stati Uniti. Inondando il mondo di barili di petrolio, riducendone drasticamente il valore, il cartello dei maggiori esportatori della materia prima spera di rendere non redditizio il business del gas di scisto.

Un taglio ai livelli di produzione ora non avrebbe senso, dal momento che alleggerirebbe le pressioni sui paesi produttori di petrolio che non sono membri dell’Opec.

Le speculazioni, poi smentite, sull’incontro tra Opec e Russia per arginare i cali hanno alimentato una risalita dei prezzi, ma Goldman Sachs dice di “non aspettarsi un taglio a meno che la crescita mondiale non dovesse diminuire in maniera considerevole dai livelli attuali, che non è la previsione dei nostri economisti”

“La nostra opinione si basa sul presupposto che un taglio dei barili prodotti equivarrebbe a un’ammissione di sconfitta, tenuto conto della ciclo a breve termine della produzione di petrolio di scisto e della risposta ancora non matura dei paesi non Opec alla decisione presa dal cartello nel novembre del 2014 per massimizzare i ricavi a lungo termine”.

Il prezzo dell’oro nero, secondo gli analisti della banca Usa, è destinato a rimanere ancorato sotto la soglia dei 40 dollari al barile.