Goldman Sachs: i grafici dicono di prepararsi a una nuova recessione

1 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Goldman Sachs è convinta nel potere dei grafici di mercato di decodificare lo stato di salute dell’economia e anticiparne in qualche modo l’andamento. È per questo che hanno lanciato un allarme dopo aver esaminato il trend dell’indice di volatilità nell’ultimo periodo.

Quando l’indicatore del Vix — che misura la volatilità del paniere allargato della Borsa Usa, l’S&P 500 – sale sui livelli visti di recente, l’economia maggiore al mondo di solito è in una fase di recessione. In un periodo di recessione, l’economia si contrae per due trimestri di fila.

Un balzo della volatilità nell’azionario non è un segnale di rallentamento dell’attività economica di sé per sé. Ma indica certamente un nervosismo crescente della comunità dei trader, che sono pessimisti evidentemente sul futuro economico.

È il nervosismo che porta a scambiare con maggiore frequenza i titoli azionari ed è un chiaro sintomo di incertezza. È uno scenario che si verifica spesso prima che l’economia prenda una brutta piega.

Come sottolinea l’analista della banca Krag Gregory non capita spesso di vedere questi livelli. Un valore del Vix sopra i 20 punti fino anche a sfiorare i 30 per periodi prolungati è un segnale di recessione.

Malgrado il dato positivo sul Pil Usa del secondo trimestre che ha visto un solido rialzo del 3,7%, alla fine della settimana scorsa il Vix valeva 26 punti. Anche Eurozona e Regno Unito si stanno riprendendendo, anche se timidamente nel primo caso.

L’analista ha scritto in una nota che “i livelli del Vix non si vedevano da gennaio 1990. Da allora ci sono state tre fasi di recessione. In media i livelli delle prime due recessioni (1990-1991 e 2001) sono stati di 25 e 26, rispettivamente. Il peggio è capitato durante la crisi finanziaria del 2008-2009, quando il Vix ha toccato anche i 34 punti”.

L’impennata del nervosismo sui mercati attuale è dovuta senza dubbio al panico generato dalla pioggia di vendite che ha interessato l’azionario cinese. La paura è di un ‘hard landing’ della seconda maggiore economia al mondo.

I titoli cinesi sono in calo per via dei timori relativi alla solidità dell’economia cinese e dei dubbi circa la veridicità e autenticità delle cifre macroeconomiche riportate dal governo. Se il motore cinese dovesse rallentare, tutto il mondo ne subirebbe le conseguenze nefaste.

(DaC)