Blockchain, Goldman Sachs al lavoro su servizio di custodia per asset digitali

11 Febbraio 2021, di Alberto Battaglia

L’entrata di Goldman Sachs nel mondo delle tecnologie supportate dalla blockchain sta prendendo forma.
Per il momento, però, non si parla ancora concretamente della creazione di un “fiat token”, come aveva suggerito lo scorso agosto il responsabile globale degli asset digitali, Matthew McDermott.
Al contrario, il primo passo della banca d’affari americana sarebbe la creazione di un servizio di custodia digitale per la conservazione sicura di criptovalute e smart contract.

Blockchain, l’importanza della custodia digitale

La “custody of digital assets” è un servizio che, in primo luogo, mette al riparo le private key dei possessori di criptovalute, i codici che consentono di utilizzarle concretamente. Perdere la private key equivale a perdere i Bitcoin stessi.

Comunemente i servizi di exchange che consentono l’acquisto di criptovalute offrono anche servizi di portafoglio digitale per i loro clienti. In accordo fra le parti, il possessore della criptovaluta cede l’uso delle private key al fornitore del servizio – e le informazioni relative alle “chiavi” vengono così conservate su database centralizzati fuori dalla blockchain. Ed è a questo livello, non a quello degli scambi sulla blockchain, che gli attacchi hacker hanno potuto compiere svariati furti di Bitcoin e simili.

La morale è la seguente: chi dispone di grandi fortune in cripto asset, potrebbe preferire la sicurezza rappresentata da società specializzate nella custodia di questi prodotti. Ed è in questo ambito che Goldman Sachs, ma anche JP Morgan e Citigroup hanno intenzione di inserirsi.

“Come JP Morgan, abbiamo emesso una RFI” una richiesta di informazioni, “riguardante la custodia digitale”, ha affermato a CoinDesk una fonte anonima interna a Goldman Sachs, “stiamo esplorando ampiamente la custodia digitale e stiamo decidendo qual è il passo successivo”. I piani sul servizio di custodia digitale della banca “saranno evidenti presto” ha assicurato la fonte senza precisare nel dettaglio le tempistiche del progetto. Già nell’ottobre 2020 JP Morgan aveva annunciato un’analoga richiesta di informazioni sulla custodia digitale.

La fiducia di GS sul futuro

A testimoniare la serietà delle intenzioni di Goldman Sachs nei riguardi delle opportunità della blockchain erano già state le dichiarazioni rese l’estate scorsa da McDermott, secondo il quale “nei prossimi cinque o dieci anni, potremmo vedere un sistema finanziario in cui tutte le attività e le passività sono native di una blockchain, con tutte le transazioni che avvengono in modo nativo sulla catena”.
E queste operazioni includerebbero “l’emissione di debito, la cartolarizzazione, la creazione di prestiti; essenzialmente avrai un ecosistema dei mercati finanziari digitali in cui le opzioni sono piuttosto vaste”.

Goldman Sachs ha chiuso il 2020 con ricavi pari a 44,56 miliardi di dollari e profitti netti per 9,46 miliardi.