Global corporate tax: i Paesi che rischiano di perderci

7 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

Dopo lo storico annuncio di sabato dei ministri dell’Economia G7 su un primo accordo di Global corporate tax, la tassazione globale sulle multinazionali al 15%, ci si chiede, a questo punto, quanto ci vorrà affinché ciò diventi realtà.

Il ministro dell’Economia italiano Daniele Franco ieri a Londra è stato molto chiaro al riguardo: “Servirà qualche anno” affinché questa nuova tassa sia davvero operativa”.

Fra gli ostacoli da mettere in conto, la possibile opposizione di quei paesi che finora, grazie ad un sistema di tassazione più favorevole, sono diventati meta favorita dalle multinazionali per fissare il loro domicilio fiscale.

La Svizzera, a questo proposito, ha già fatto sapere che farà il possibile per rimanere un hub appetibile per le aziende anche dopo che il G7 ha raggiunto l’accordo per ridurre gli incentivi alle multinazionali che si spostano in paradisi fiscali “offshore” allo scopo di pagare meno tasse. Il ministero delle Finanze in particolare ha fatto sapere che il Paese ha preso atto della dichiarazioni di intenti del G7.

“Per la Svizzera la questione resta incentrata sull’intero pacchetto di condizioni competitive. In ogni caso la Svizzera adotterà le misure necessarie per continuare a essere una location molto attraente per le imprese”, ha aggiunto il ministero.

Gli elettori svizzeri avevano approvato già nel 2019 una ristrutturazione del sistema fiscale, bocciando quello che il ministro delle Finanze aveva definito una minaccia esistenziale al ruolo del Paese come hub per le imprese.

Global corporate tax, i paesi con tassazione più bassa e più alta

Secondo i dati OCSE, i primi tre paesi con tasse più basse sulle società sono Svizzera (8,5%), Ungheria (9%) e Irlanda (12%). Seguono a ruota con il 15% Lituania e Canada. Al quinto posto, spicca la Germania (15,8%), seguita da Lussemburgo (18,2%), Slovenia e Regno Unito (entrambi al 19%).

L’Italia si trova sopra la media OCSE (21,5%) al 24%. Sul fronte opposto spicca la Francia (32%). Seguono pari merito Australia, Messico e Portogallo (30%).

 

 

Durante il fine settimana, i ministri delle Finanze del G7, riuniti a Londra, hanno raggiunto un accordo “sul principio di una aliquota globale minima del 15% per la tassazione delle grandi imprese, applicata Paese per Paese”.

Obiettivo: mettere la parola fine alla corsa al ribasso fra gli stati sul fronte dell’imposizione fiscale. In base a quanto deciso, si prevede un’aliquota minima di almeno il 15% per tutte le multinazionali e l’intenzione di tassare il 20% della quota eccedente il 10% dei profitti nei Paesi in cui vengono realizzati.
La proposta sarà ora discussa in sede G20 a luglio a Venezia, con la prospettiva di essere allargata. Ma per l’attuazione tecnica saranno necessari alcuni anni.