Global corporate tax: fine della pacchia, il G7 fissa tassa minima al 15%

7 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

Svolta storica nel sistema di tassazione delle multinazionali con la nuova Global corporate tax. Durante il fine settimana, i ministri delle Finanze del G7, riuniti a Londra, hanno raggiunto un accordo “sul principio di una aliquota globale minima del 15% per la tassazione delle grandi imprese, applicata Paese per Paese”.

Obiettivo: mettere la parola fine alla corsa al ribasso fra gli stati sul fronte dell’imposizione fiscale. In base a quanto deciso, si prevede un’aliquota minima di almeno il 15% per tutte le multinazionali e l’intenzione di tassare il 20% della quota eccedente il 10% dei profitti nei Paesi in cui vengono realizzati.
La proposta sarà ora discussa in sede G20 a luglio a Venezia, con la prospettiva di essere allargata. Ma per l’attuazione tecnica saranno necessari alcuni anni.

Nel mirino ci sono soprattutto i big hi-tech, spesso finiti sul banco degli imputati per elusione fiscale. Secondo quanto deciso, “le maggiori imprese globali, con margini di profitto di almeno il 10%, vedranno il 20% di tutti gli utili al di sopra di tale soglia riallocato e tassato nei Paesi dove effettuano vendite.

Draghi: “passaggio storico”

Si tratta di “un passo storico verso maggiore equità e giustizia sociale” ha commentato del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Mentre la segretaria al Tesoro Usa Janet Yellen ha sottolineato l’importanza di un “impegno senza precedenti che metterà fine alla corsa al ribasso nella tassazione aziendale, assicurando equità per i lavoratori negli Stati Uniti e in tutto il mondo”.
Commenti positivi anche dal ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire: “Dopo 4 anni di battaglia un accordo storico è stato trovato con gli Stati membri del G7 sulla Global corporate tax minima sulle aziende e sui colossi del digitale”.

Da Global corporate tax, 2,7 miliardi nelle tasche dello stato

Sul sistema delle tassazioni globali si affermano così due principi. Primo che le tasse si raccolgono dove i profitti vengono realizzati e non dove ci sono i quartieri generali delle multinazionali e secondo che tra paesi non può esserci una concorrenza sleale e quindi ci vuole una tassazione minima che sia di base per tutti.

Secondo l’Osservatorio fiscale europeo, fissando al 15% il pavimento fiscale per le multinazionali l’Europa riuscirebbe a raccogliere 48,3 miliardi di euro con Global corporate tax, mentre negli Stati Uniti il conto si attesterebbe a 40,7. La fetta italiana si attesterebbe a 2,7 miliardi di euro.