Colossi internet: in dieci anni hanno pagato 100 miliardi in meno di tasse

1 Giugno 2021, di Mariangela Tessa

I colossi internet della Silicon Valley finiscono ancora una volta sul banco degli imputati per elusione delle tasse. Questa volta a puntare il dito contro le cosiddette “Silicon Six” (Amazon, Facebook, Google, Alphabet, Netflix, Apple e Microsoft) è l’ultimo rapporto del gruppo Fair Tax Foundation, ripreso dal quotidiano inglese Guardian, da cui emerge che, negli anni compresi tra il 2011 e il 2020, i sei gruppi in questione avrebbero pagato quasi 100 miliardi di dollari, 96 miliardi per la precisione, di tasse in meno di tasse anni rispetto a quelli che sono i rapporti finanziari effettivi.

Nel complesso – si legge nello studio – i big hi-tech a stelle avrebbero pagato solo $ 219 miliardi di imposte sul reddito, il 3,6% delle loro entrate totali superiori a $ 6 mila miliardi. Un percentuale molto bassa, dunque, frutto di uno spostamento deliberato dei propri profitti in Paesi a bassa tassazione (l’imposta sul reddito viene pagata sui profitti ndr).

Tasse: le aliquote dei colossi internet

Un esempio per tutti è quello di Amazon. Il gruppo di Jeff Bezos, nel periodo considerato, avrebbe registrato entrate per 1,6 mila miliardi di dollari, utili per 60,5 miliardi di dollari e pagato imposte sul reddito per 5,9 miliardi contro i 10,7 miliardi di dollari che in teoria avrebbe dovuto pagare in base alle aliquote fiscali internazionali.
L’imposta pagata in percentuale sull’utile è stata dunque solo del 9,8% nel periodo 2011-20, la più bassa delle “Silicon Six”.

Allo studio ha risposto prontamente Amazon che attraverso un portavoce ha contestato i calcoli effettuati dalla Fair Tax Foundatio definendoli “estremamente fuorvianti”.

Paul Monaghan, amministratore delegato della Fair Tax Foundation, ha affermato che l’analisi del gruppo ha fornito “prove concrete che l’elusione fiscale è ancora incorporata in molte grandi multinazionali e solo una riforma radicale delle regole fiscali internazionali porrà rimedio alla situazione” .

Monaghan ha aggiunto che le proposte del governo degli Stati Uniti per riformare il sistema fiscale globale imponendo un’aliquota minima dell’imposta sulle società del 15% potrebbe aiutare a porre fine al “trasferimento dei profitti verso i paradisi fiscali” delle grandi aziende.

La minimum tax proposta dal Governo Usa

Il tema della tassazione delle grando aziende è sotto la lente del governo Usa che ha presentato una proposta ai governi Ocse per ridurre l’elusione fiscale grazie all’introduzione di una aliquota fiscale unica in tutti gli stati. La minimum tax proposta dalla segretaria del Tesoro Usa, Janet Yellen, prevede un’aliquota del 21%: a tanto ammonterebbe la tassazione complessiva sugli utili delle aziende in tutti i Paesi che dovessero aderire all’iniziativa americana.
L’obiettivo è creare una sorta di cartello delle economie occidentali concordi nel non competere più le une contro le altre per attirare gli investimenti delle imprese estere abbassando le tasse.
Non è ancora chiaro se l’accordo miri ad assumere la forma di un trattato internazionale, o di un più effimero accordo politico fra capi di Stato. Un primo accordo tra i vari paesi coinvolti potrebbe essere raggiunto entro la fine del 2021.