Gli investitori tornano a puntare sulla Cina. Ecco perché

16 Gennaio 2023, di Gianmarco Carriol

Secondo le analisi condotte da Fida (Finanza Dati Analisi) nella settimana appena passata, tra i Fida Fund Index hanno fatto segnare ottimi risultati quelli legati alla Cina. Ecco di seguito le performance riportate:

Fonte: FIDA

Il ritorno dell’interesse degli investitori si deve alle decisioni del Governo cinese volte da un lato all’attenuazione delle misure di contrasto al Covid e, dall’altro, all’adozione di misure di contenimento della crisi del settore immobiliare, per cui verranno iniettati nel settore oltre 180 miliardi di dollari di credito, stimano numerosi osservatori.

Prospettive future per la Cina

Come ricorda Wenli Zheng, gestore della China Evolution Equity Strategy per T. Rowe Price, a Cina ha bassi livelli di inflazione, in netto contrasto con tutte le altre principali economie. Mentre il mondo occidentale digerisce l’aumento dei tassi e il Quantitative Tightening, la Cina sta attuando politiche monetarie e fiscali accomodanti per sostenere la crescita economica.

Le sfide economiche della Cina oggi non riguardano il controllo dell’inflazione dilagante, ma sono il risultato di una politica zero-Covid unita a un grave rallentamento del settore immobiliare. Entrambi i fattori miglioreranno nel corso del 2023. La politica cinese nei confronti della pandemia è stata molto efficace nel 2020-2021 in termini di protezione della popolazione, del sistema sanitario e di annullamento dei costi economici legati all’implementazione di tale approccio. Tuttavia, tale politica ha creato sfide significative nel 2022, con lockdown diffusi che pesano sull’economia. Le attese sono per un allentamento di questo approccio nel corso del 2023.

Ogni passo compiuto verso l’allentamento dello zero-Covid sarà positivo per l’economia e il mercato. Il settore immobiliare, che è una componente molto importante dell’economia cinese, ha subito un calo maggiore di quanto previsto e non dovrebbe esserci un grande rimbalzo. Tuttavia, il declino più marcato è già avvenuto e quindi il settore diventerà un freno minore per l’economia generale.

Le novità in tali ambiti potrebbero porre le basi per la ripresa della crescita economica cinese che, secondo il consensus, potrebbe passare dal 3% circa registrata nel 2022 al 5% nel 2023, con un Pil in aumento sia per effetto delle misure descritte, che per un effetto base rispetto alla debolezza dell’economia nel 2022. La ripartenza dovrebbe essere trainata anche dai consumi che, alla luce delle riaperture post lockdown, potrebbero crescere nell’anno di circa il 10% e quindi a un ritmo decisamente maggiore rispetto a quello registrato nel 2022 (circa +3%), sostiene Marco Mencini, gestore azionario di Plenisfer Investments sgr.

Se tale ripartenza dovesse concretizzarsi, la Cina potrebbe quindi diventare una forza anticiclica proprio mentre il resto del mondo cerca di evitare la recessione. In questo scenario il 2023 potrebbe rivelarsi, per i mercati, l’anno del Dragone.

Quindi che influenza ci sarà sul mercato azionario?

Dal punto di vista delle valutazioni, per Zheng (T. Rowe Price) il mercato azionario cinese non è mai stato così conveniente e i rischi sono più che prezzati. A suo avviso, bisogna concentrarsi nel trovare le migliori opportunità di crescita che emergeranno più forti dalla recessione, sia che si tratti di società che operano in settori strutturalmente in crescita e relativamente nascenti, come il recruitment online, oppure di società che possono godere di guadagni di quote di mercato consolidando i loro settori, come le catene alberghiere; aziende con driver idiosincratici che sono relativamente immuni dal contesto economico, come i veicoli elettrici e le loro catene di fornitura più ampie, le opportunità legate alle energie rinnovabili e persino i settori tradizionali come la cantieristica navale, dove gli ordini sono a livelli record.