Giornata da sei ore. E il lavoro diventa più produttivo

25 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

“Lavorare meno per lavorare meglio” è un concetto finalmente sul banco di prova: il test è partito in Svezia, dove la giornata oraria è stata ridotta a sei ore con risultati alterni, ma con un’evidenza abbastanza chiara: la produttività del lavoratore sale, insieme al suo benessere. L’esperimento della settimana da 30 ore, che non va a toccare gli stipendi rispetto a quelli della canonica giornata da otto ore, ha permesso di ridurre in modo deciso l’assenteismo e di accrescere la creatività.

Nel caso di una start-up di Stoccolma estranea allo studio, ma che opera con orari di sei ore al giorno, ridurre il tempo di lavoro, ad esempio, non ha impedito di raddoppiare utili e fatturato negli ultimi tre anni. E, fatto ancor più rilevante, ciò è stato possibile senza dover assumere nuovo personale “perché ciascun lavoratore è più efficiente”, garantisce il proprietario al New York Times.

Nonostante queste evidenze, i risultati non sono stati ovunque favorevoli per i datori di lavoro.

E’ andata meno bene al ramo ortopedico di un ospedale di Goteborg, che ha ridotto a sei ore la giornata di 89 persone fra infermieri e dottori: è stato necessario assumere 15 lavoratori in più per garantire lo stesso servizio, per un costo di 123mila dollari al mese in più.

La produttività oraria aumenta, ma in termini assoluti pagare anche due ore non lavorate resta una prospettiva poco allettante per molte aziende:

“Non possiamo pagare le persone per non lavorare”, ha dichiarato il vicesindaco di Goteborg al Nyt, che sta spingendo per concludere l’esperimento. A livello complessivo la competitività di un Paese che adotti un orario di lavoro ridotto, sostengono i critici, andrebbe a diminuire; a dimostrare l’influenza di questa linea di pensiero basta osservare gli ultimi sforzi del governo francese per il superamento (verso l’alto) della settimana da 35 ore, che, a detta di molti economisti, frena il potenziale dell’economia.