Giganti industria italiana: sono solo 200 e risiedono al Nord

7 Giugno 2018, di Mariangela Tessa

Sono poco più di duecento, risiedono al Nord e mostrano un andamento più brillante dei conti quando i capitali sono italiani e se sono quotate in Borsa. È questa è la fotografia scattata da un’indagine Crif per il Sole-24 Ore, che analizza i bilanci delle imprese italiane non finanziarie sopra il miliardo di euro di fatturato.

Ne viene fuori che complessivamente si tratta di un campione di 258 società. Un gruppo decisamente ridotto, se si considera che in Italia sono registrate 6 milioni di imprese.

Dal punto di vista geografico, tre quarti dei big si concentrano in sole quattro regioni: Lombardia (37,6% delle imprese), Lazio (20,2%), Veneto (9,3%) ed Emilia Romagna (8,9%). Il Sud è fanalino di coda, con rare eccezioni come Grimaldi nella navigazione e Adler nella componentistica automotive.

Si spiega così che su  726,3 miliardi di fatturato complessivo del campione analizzato, più della metà sia concentrata tra il Lazio (234,7 miliardi) e la Lombardia (234 miliardi).  Non solo. I giganti quotati in Borsa non solo hanno in media fatturati più alti di chi non approda al listino, ma anche margini decisamente migliori.

Da un punto di vista settoriale, il manifatturiero vero e proprio è rappresentato da meno della metà del campione Crif. Si legge nell’articolo del Sole 24 Ore:

A dominare la parte alta della classifica è il comparto energia (multiutility e oil&gas): dai big quali Gse (prima in assoluto), Eni, Enel fino alle più piccole multiutility quali Metaenergia o Estra, c’è una popolazione di 49 società con un fatturato medio di 4 miliardi di euro. Un valore che è oltre due volte il dato del food (Cremonini in vetta) e della Gdo (Esselungastacca di misura discount e coop)e tre volte le performance medie della chimica-farmaceutica (dove spiccano Versalis e Menarini), delle macchine (in testa Ali Spache controlla i brand Carpigiani e Rancilio) e della moda (Prada, Armani e Calzedonia le maison più ricche).