Germania deve risparmiare meno e spendere di più

30 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

BERLINO (WSI) – Rispetto ad agosto dell’anno prima in Germania le esportazioni sono calate di oltre il 3%. Nei primi otto mesi sono in ribasso di circa l’1% rispetto al 2012. Ma la principale causa di preoccupazione del tonfo del 7,2% dell’export mensile fuori dall’UE.

Il Paese sta facendo affidamento sugli affari stretti con le giovani economie in via di sviluppo fuori dall’Europa, piuttosto che vendere prodotti ai vicini più deboli, che da parte lora in fatto di esportazioni pagano il prezzo di un euro sempre più forte.

In Germania il numero di senza lavoro è aumentato di 28 mila unità. Anche se il tasso di disoccupazione resta uno dei più bassi d’Europa e nonostante la fiducia delle imprese sia sempre buona e le politiche del Governo abbiano permesso alla Cancelliera Angela Merkel di assicurarsi un enorme vantaggio alle ultime elezioni, l’economia sta correndo a velocità ridotta e l’Eurozona non può fare sempre affidamento sulla locomotiva tedesca per essere trascinata fuori dalla crisi.

La Spagna è uscita da due anni di recessione con un timido rialzo del +0,1% del Pil nel terzo trimestre: i dati pubblicati oggi confermano le stime emesse dalla banca nazionale nei giorni scorsi.

I salari restano mediocri anche nella prima economia d’Europa, dove hanno tenuto semplicmente il passo dell’andamento dell’inflazione.

Ma più di ogni altra cosa a preoccupare i Paesi vicini è il surplus della bilancia commerciale di Berlino e il calo progressivo delle esportazioni verso i Paesi dell’Eurozona. Con un avanzo primario di €115 miliardi realizzato finora quest’anno, non è cambiato molto rispetto all’anno prossimo.

In molti sono convinti che la Germania abbia bisogno di risparmiare meno e spendere di più per aiutare le economie del blocco a 17. In teoria le attività di esportazione in salute aumentano il potere d’acquisto dei consumatori e delle aziende tedesche, che idealmente potrebbero usare i loro buoni stipendi per comprare dai paesi europei vicini. Così però non avviene. Le importazioni fanno ancora peggio dell’export: il calo rispetto al 2012 è stato dell’1,4% in agosto.

Come ricorda anche Il Sole 24 Ore, in Eurozona la bilancia commerciale è talmente squilibrata che “la Germania ha sforato la soglia limite del 6% mentre i Paesi dell’area periferica sono per molti trimestri in territorio negativo”.

“E considerando che la Germania genera il 52% del Pil sulla base delle esportazioni e che la maggior parte di queste è indirizzata proprio verso i partner/competitor europei questo vuol dire che il gioco a somma zero che dovrebbe essere in teoria quello del commercio all’interno di un’area valutaria perfetta si trasforma per molti Paesi in un gioco a somma negativa”.