Gas, sganciarsi da Russia e diversificare: l’Italia pensa a Azerbaijan e Algeria

1 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

Sganciarsi progressivamente dalla dipendenza del gas che arriva dalla Russia. E diversificare le fonti di energia. Questo il piano del Governo italiano sul fronte energetico, dopo che l’invasione russa in Ucraina ha sottolineato in maniera drammatica la necessità di trovare una nuova strategia di approvvigionamento.

In questa fase, tuttavia non è ancora possibile comprendere come si potrebbe realizzare la riduzione di offerta da parte di Mosca, che potrebbe decidere di tagliare le forniture come fece qualche anno fa in occasione della prima crisi ucraina. Stando alle dichiarazioni recenti dei vertici di Gazprom, l’ipotesi sembra però al momento poco probabile.

Pertanto se nel breve periodo, la situazione appare sotto controllo, secondo quanto assicurato dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani,  nel lungo periodo appare sempre più urgente trovare strade alternative.

“Nel brevissimo termine non c’è alcun problema, sperando che non ci sia una coda d’inverno pazzesca, ma non dovrebbe esserci”, ha spiegato ieri Cingolani da Bruxelles. La riduzione degli stock di gas in Italia quest’inverno, dovuta ai consumi, “è più o meno in linea con quello degli anni scorsi”. Poi “c’è da affrontare per il prossimo anno il problema dello stoccaggio, che è il problema menzionato da tutti”. “Gli stoccaggi di gas – ha spiegato ancora il ministro – si fanno prima dell’inverno, poi si arriva a questo periodo in cui si ha il 20-25 per cento del livello. Noi in Italia stiamo un po’ meglio degli altri, anche se abbiamo un livello inferiore a quello solito” in questa fase. Dopo di che, alla fine dell’inverno, si ricominciano a riempire gli impianti di stoccaggio, “per i successivi 6-7 mesi”.

Gas, le strade alternative alla Russia

In una strategia di distacco dalla Russia,  la possibilità di far affidamento sul gas proveniente da Azerbaijan e Algeria è una delle principali alternative. Secondo La Stampa, “una delle ipotesi allo studio è quella di portare da 10 a 20 miliardi di metri cubi all’anno l’import di gas attraverso il tanto contestato Tap che dall’Azerbaigian porta il metano sino il Puglia e da qui poi anche in Europa” estendendo le forniture anche al Turkmenistan mentre con Algeri e Sonatrach, la compagnia di Stato, le trattative sono aperte per andare oltre il 30% di forniture oggi accordate all’Italia dalla società.

Un’altra strada, hanno sottolineato Marzio Galeotti e Alessandro Lanza su La Voce, può essere quella di “incrementare la produzione nazionale, che dovrebbe arrivare a 6,5 miliardi di Smc e che andrebbe a beneficio delle imprese energivore e alle piccole e medie imprese. Ciò ridurrebbe il fabbisogno residuo dell’industria a 7,5 miliardi” di metri cubi di gas.

In un’ottica di più lungo periodo, Cingolani ha spiegato:

“Noi adesso abbiamo già acceleratore la manovra in atto si chiama controflusso. In pratica anticipiamo gli stoccaggi, come stanno facendo tutti i Paesi, perché vorremmo essere preparati per l’inizio del nuovo inverno”. Problemi immediati invece non ci dovrebbero essere. “Sull’orizzonte dei 6-7 mesi il problema sono gli stoccaggi. Nel frattempo stiamo facendo un’operazione che ci liberi” dalla dipendenza dal gas russo.
Il governo premerà, con energia, sull’acceleratore delle fonti rinnovabili. Ma i risultati non saranno immediati. “Dovremo attendere 24 mesi prima di avere una sensibile riduzione, attraverso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento”. Il tema della diversificazione e delle rinnovabili è avvertito anche a livello europeo. E l’Ue lavora a una semplificazione delle procedure, in modo da procedere più in fretta”.

Quella delle centrali a carbone sembra invece una strada non praticabile,  “Il premier Mario Draghi non ha mai detto che dobbiamo riaprire le centrali a carbone. C’è una regola per cui se hai un momento di contingente difficoltà” – ad esempio per “un picco forte di freddo” – in quel momento tu puoi dare priorità all’elettricità prodotta dal carbone; ma non è che apri nuove centrali” ha concluso Cingolani