Gas: i prezzi torneranno alla normalità in primavera. Rischi da inverno rigido

29 Settembre 2021, di Alessandra Caparello

Fra qualche giorno in Italia scatterà il tanto temuto aumento sulle bollette di luce e gas, le cui cause sono  da imputare per gran parte al forte rialzo registrato dai prezzi del gas superiore all’80% da inizio anno. Una dinamica  in larga parte legata alla ripresa dell’economia globale dopo la fase più acuta della pandemia Covid-19.

Il prezzo del gas naturale è estremamente importante per la bolletta elettrica, dal momento che l’Italia produce oltre il 40% dell’energia elettrica utilizzando proprio questa risorsa (dati Iea aggiornati al 2019).
Questa settimana il prezzo del gas TTF ha registrato un nuovo massimo storico oltre gli 85€/MWh, in un contesto di crisi energetica globale causata in buona parte da ciò che sta avvenendo in Europa (anche se nelle ultime settimane la carenza di energia elettrica in Cina sta contribuendo ad intensificare gli eccessi).

A destare preoccupazione è il livello di scorte ben al di sotto della media a 5 anni e ai minimi da oltre 10 anni per l’attuale stagione, un ammontare che potrebbe non essere sufficiente ad affrontare un inverno particolarmente rigido. Questa situazione è la conseguenza del fatto che lo scorso inverno ha drenato in profondità le scorte europee, solo parzialmente ricostituite durante l’estate soprattutto a causa delle minori forniture dalla Russia (principale fornitore dell’Europa con il 41% del gas totale).

Gas: prezzi dettati anche dal meteo invernale

Come precisano gli esperti di MPS Capital Service, alcuni ritengono che sia stata una mossa politica per ricattare l’Europa in modo da mettere pressioni sugli USA per sbloccare la situazione sul Nord Stream, mentre altri giustificano l’atteggiamento russo con la necessità di ricostituire le proprie scorte interne in vista dell’inverno (target 1° novembre). In questo contesto di mercato c’è da ricordare che durante il mese di agosto c’è stato un incidente ad un impianto in Siberia che ha condizionato le spedizioni. Contestualmente, sono giunte anche minori forniture dalla Norvegia (secondo fornitore col 16% circa) a causa di lavori di manutenzione degli impianti che hanno interessato le ultime settimane e problematiche locali. A ciò va aggiunto il fatto che l’Europa è stata penalizzata anche da minori importazioni di LNG a partire dal secondo trimestre. Nell’ultimo mese inoltre la situazione si è ulteriormente complicata poiché l’uragano Ida e successivamente Nicholas, hanno portato alla chiusura di tre importanti terminal LNG nel Golfo del Messico, dedicati all’export rendendo il mercato ancora più tight. Come se non bastasse, durante l’estate c’è stata una minore produzione di energia eolica rispetto agli anni scorsi, contribuendo ad aumentare la domanda di gas per la produzione di elettricità. Infine, anche i rialzi dei prezzi del carbone e dei certificati sulle emissioni hanno contribuito a rendere relativamente più attraente la produzione elettrica tramite gas piuttosto che con carbone. Tuttavia, con il forte rally del gas nelle ultime settimane, il carbone sta diventato più appetibile in base agli andamenti dei dark e spark spread.

Considerato questo contesto di mercato, gli analisti di MPS Capital Service, sottolineano che l’attenzione del mercato si focalizzerà da una parte sugli sviluppi del meteo considerando che un inverno mite potrebbe essere di aiuto nel calmierare la situazione. Al contrario temperature più rigide del normale potrebbero contribuire ad esasperare ulteriormente la situazione nei prossimi mesi. Importante anche l’evoluzione del vento che potrebbe contribuire al recupero della produzione da eolico.

A novembre poi, dopo il deludente esito dell’asta di ottobre dove Gazprom non ha acquistato alcuna capacità aggiuntiva per la fornitura tramite l’Ucraina, si terrà una seconda in cui si andrà a verificare se la Russia tornerà ad acquistare tutta la capacità aggiuntiva come fatto fino al mese di agosto. Infine non si potrà esimersi dal considerare gli sviluppi fronte Nord Stream 2 (NS2): la Russia ha terminato la costruzione ma occorrono una serie di certificazioni/autorizzazioni sia tedesche che europee che normalmente necessitano di alcuni mesi, ma data la situazione di difficoltà la fase di autorizzazione potrebbe accelerare.

In sintesi, dicono gli esperti, il rialzo è parabolico e difficilmente sostenibile a lungo.

E’ molto probabile che il top del prezzo del gas sia in formazione, con i prezzi attesi tuttavia rimanere mediamente su livelli elevati nei prossimi mesi. Più nel dettaglio, lo scenario base vede un aumento dell’ammontare russo da novembre in poi quando le scorte nazionali dovrebbero raggiungere un livello soddisfacente. Tuttavia dobbiamo considerare che, in Europa, partiamo da un livello di scorte talmente basso che richiederà tempo per tornare a livelli di “sicurezza”. Certo poi molto dipenderà dal meteo e in particolare dalla rigidità o meno del prossimo inverno. E’ comunque probabile che dopo gli eccessi di brevissimo i prezzi del gas possano tornare verso la primavera a testare livelli meno estremi (area 60€ o al di sotto) iniziando a scontare una progressiva normalizzazione della situazione.