Wall Street in rosso, segue sell off petrolio

23 Febbraio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura in rosso per la Borsa Usa, che sente il peso del ripiegamento del petrolio. Nel finale, il Dow Jones perde l’1,14% a 16.432 punti, male anche il Nasdaq in calo dell’1,46% a 4.504 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l’126% a 1.921 punti.

Le vendite hanno seguito l’andamento in forte flessione del greggio, che ha chiuso in forte calo, dopo che ieri era riuscito a ritornare in territorio positivo. Il contratto con scadenza ad aprile al Nymex ha terminato le contrattazioni a -4,6% a 31,87 dollari al barile. Richiesti invece gli asset rifugio come oro e Treasuries.

A pesare sul greggio sono stati gli annunci dei ministri del Petrolio di Arabia saudita e di Iran. Da una parte il ministro saudita del petrolio, Ali Al-Naimi, ha chiesto un congelamento della produzione ai livelli di gennaio ma non un taglio, sostenendo che il mercato riuscira’ a trovare da solo i bilanciamenti necessari. Una posizione sulla quale e’ concorde anche la Russia. Dall’altra il ministro iraniano Bijan Namadar Zanganeh ha bocciato l’idea di un congelamento del livello della produzione petrolifera del Paese, definendola “ridicola”.

A risollevare le sorti dei listini non bastano alcune indicazioni positive arrivate dal fronte immobiliare americano (i prezzi delle case e le vendite di case esistenti si sono attestati in rialzo) e finiscono per avere piu’ peso le notizie negative, come il ribasso della fiducia dei consumatori.

Nel calendario macro,  l’indice Case Shiller sui prezzi delle case nelle 20 principali ditta’ degli Stati Uniti e’ rimasto stabile a dicembre rispetto al mese precedente ed e’ cresciuto del 5,7% nel confronto con lo stesso periodo del 2014.

Il dato e’ inferiore alle attese degli analisti che puntavano su una crescita annua piu’ sostenuta e pari al 5,9%. I prezzi sulle 10 maggiori citta’ mostrano rispettivamente un calo dello 0,1% e un incremento del 5,1%

Sul valutario tutti gli occhi sono puntati sulla sterlina, che ha perso ancora quota oggi, scivolando ai minimi di sette anni sul dollaro. Principalmente per l’ostruzione delle catene di supermercati, i consulenti aziendali del premier David Cameron e le principali aziende non sono riusciti a trovare un accordo per firmare una lettera congiunta pro Ue in vista del referendum sullo scenario di Brexit del prossimo 23 giugno.

I mercati mondiali – non solo quelli Usa – sono in difficoltà un po’ ovunque nel mondo. A livello settoriale si segnala la pesantezza del settore dei beni al consumo discrezionali. Minerari sotto pressione dopo i conti deludenti a dir poco di BHP Billiton.

La lettera si abbatte anche sui finanziari e bancari, penalizzati dalla debolezza di Standard Chartered, i cui titoli a Londra cedono terreno dopo che la banca britannica ha riportato risultati disastrosi evidenziati bene da una perdita di 1,5 miliardi di dollari.

Di tutt’altra natura la performance di Macy’s con la catena di grandi magazzini che vola del 7% dopo aver registrato un fatturato di 8,87 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2015. Ralph Lauren subisce un crollo del 20% circa dopo aver mancato gli obiettivi in termini di ricavi.