Futures Bitcoin: volumi sottili e banche che speculano al ribasso

8 Gennaio 2018, di Livia Liberatore

Dopo il lancio dei futures Bitcoin il 10 dicembre al Cboe, nella prima settimana di scambi sulla piattaforma di trading di riferimento Bitcoin i volumi sono stati fiacchi, in media di circa 40 milioni di dollari al giorno. Dalla settimana successiva, con il lancio dei futures al Cme, sono aumentati.

Secondo i calcoli Nikolaos Panagirtzoglou di JP Morgan, dopo un picco di volumi a circa 200 milioni di dollari il 22 dicembre, che ha visto forti oscillazioni nei prezzi di Bitcoin sottostanti, gli scambi sono in media di circa 50 e 60 milioni di dollari al giorno sui futures Cboe e Cme, rispettivamente. L’andamento delle contrattazioni di Bitcoin è ancora deludente sui mercati.

Un fattore alla base della lenta crescita dei volumi potrebbe essere la riluttanza di molte banche di Wall Street a fare affari con i futures Bitcoin. Società come JP Morgan Chase e Bank of America Merrill Lynch non hanno offerto ai loro clienti l’accesso ai futures bitcoin. Un’altra osservazione è che mentre un ampio grado di arbitraggio dei differenziali di prezzo ha avuto luogo tra i contratti che inizialmente mostravano divergenze significative, oggi la differenza tra i prezzi dei futures su entrambi i contratti Cboe e Cme e i prezzi dei bitcoin sottostanti si è ridotta in modo significativo.

Riguardo al posizionamento, sembra che le istituzioni stiano usando il prodotto dei futures più per speculare al ribasso che per salire sul carro dei vincitori. Le banche sembra stiano tentando di costruire lentamente, ma con convinzione, una posizione corta in Bitcoin. Secondo il rapporto Commitment of Traders di Cftc, gli operatori non commerciali detenevano una posizione short netta di circa 30 milioni di dollari a partire da martedì 26 dicembre.

Intanto dalla Cina trapela la notizia secondo cui il governo starebbe studiando un modo per intralciare i minatori di Bitcoin. Citando fonti governative, Reuters e Bloomberg hanno scritto che la Cina starebbe pensando infatti di limitare la fornitura di elettricità ai minatori Bitcoin, ovvero i programmatori che con i loro algoritmi sempre più complessi sono in grado di stampare criptovalute.

Secondo le autorità, le imprese di minatori di Bitcoin hanno consumato un’enorme quantità di risorse energetiche e alimentato speculazioni indesiderate sulle valute digitali. Il documento in questione, rilasciato agli uffici nazionali dell’autorità di regolamentazione di Internet, chiede alle autorità locali di utilizzare le misure legate al prezzo dell’elettricità, l’uso del suolo, le tasse e la protezione ambientale, tra le altre, per spingere i minatori Bitcoin a lasciare il business.

Da parte loro le autorità di regolamentazione della Corea del Sud intanto hanno annunciato di stare ispezionando sei banche locali che offrono conti in valuta digitale alle istituzioni. L’annuncio di nuove restrizioni al business del Bitcoin a opera della Corea del Sud ha fatto crollare la criptovaluta del 9% a  quota 14.650 dollari. Tre settimane fa il Bitcoin aveva toccato i massimi di tutti i tempi sfiorando la soglia dei 20 mila dollari.