Fugnoli: “Mercati in bilico, sottovalutano Trump”

17 Settembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Approfittiamo dei momenti di forza di qui alle elezioni per alleggerire azioni, bond (e forse dollaro) per potere dopo il voto approfittare di eventuali momenti di debolezza per comprare.

Così Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, nella consueta newsletter settimanale Il Rosso e il Nero, nella quale accende i riflettori sul candidato repubblicano in corsa alla Casa Bianca. E in particolare sul nazionalismo.

Trump – si legge nella newsletter – non è nato antiglobalista (ha imprese in giro per il mondo e i cappellini e le magliette dei suoi fan sono prodotti in Cina) ma ha fiutato un vento politico già forte di suo. Il suo programma economico è per due terzi il tradizionale programma repubblicano (deregulation, aliquote fiscali più basse finanziate da meno detrazioni, politica monetaria basata su regole e non discrezionale) e per un terzo populista (immigrazione e tariffe doganali). 

Per quanto riguarda il suo protezionismo,

Trump ha smesso da cinque mesi di proporre il ripudio unilaterale dei trattati commerciali multilaterali e parla ora semplicemente di rinegoziarli. Per farlo in modo efficace, dice, bisogna spaventare gli interlocutori, in particolare la Cina. Una Cina che, comunque vadano le cose, avrà dalla deglobalizzazione un fortissimo impulso a rafforzare la riconversione della sua economia verso il mercato interno.

Ora – continua Fugnoli – va chiarito che il mondo non è mai stato, non è e non sarà mai privo di protezionismo. (…). Detto questo, Trump è, per sua natura, un disruptor, un perturbatore della quiete.

Sul fronte della competizione elettorale:

Fino a una settimana fa i sondaggi davano inequivocabilmente vincente la Clinton. Era legittimo supporre che la Fed, che ha al suo interno una netta prevalenza di democratici, avrebbe cercato di lasciare i mercati tranquilli fino al giorno del voto. Oggi tutto è più incerto e la Fed potrebbe perfino essere tentata dall’idea di alzare i tassi in settembre (tanto prima o poi toccherà farlo) per marcare, a futura memoria, la sua indipendenza e proteggersi come istituzione. L’America ha attraversato fasi anche più agitate di questa ma i mercati sono imbambolati e non scontano nulla.

Fonte: Il Rosso e Il Nero