Francia, un altro giorno di guerriglia urbana contro la riforma del lavoro

18 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

La sesta giornata di proteste organizzata in poco più di due mesi per contestare la riforma del codice del lavoro si è conclusa ieri in Francia. Come in altre occasioni non sono mancati gli scontri fra i manifestanti e le forze dell’ordine, a Parigi e in altre città francesi. Secondo il ministero dell’Interno la partecipazione è stata di 68mila persone in tutto il Paese, mentre la stima del sindacato Cgt è invece di 220mila. Il 12 maggio il “Jobs Act francese” è stato approvato per decreto, evitando il voto del parlamento: un atto molto forte da parte del governo che ha sfruttato un articolo della Costituzione raramente chiamato in causa. I sindacati chiedono il ritiro della riforma del mercato del lavoro che, fra le altre cose, introduce vincoli meno stringenti sui licenziamenti illegittimi.
A Parigi 11-12 mila persone (55mila secondo la Cgt) hanno sfilato in segno di protesta; fra loro dodici sono state arrestate in seguito agli scontri, durante i quali la polizia ha fatto ampio uso di proiettili assordanti e di gas lacrimogeni. Ieri mattina il presidente francese, Francois Hollande ha assicurato che “non cederà” e che la legge non verrà mai ritirata.

Altre città segnate dalle proteste sono state, ordinate per numero di partecipanti alle manifestazioni: Nantes, Marsiglia, Tolosa, Lione, Montpellier, Rennes e Grenoble. In alcune di queste città la contestazione ha assunto forme violente; cinque i poliziotti rimasti feriti, di cui uno grave.
Il clima teso è stato confermato anche dall’annullamento, da parte della giustizia amministrativa, di nove dei dieci arresti disposti dal prefetto della polizia di Parigi: ai dieci militanti antifascisti era stato impedito di partecipare alle proteste “commettendo una grave violazione alla libertà di manifestare”, ha decretato la magistratura. In totale sono 53 le persone cui è stato impedita la possibilità di unirsi ai cortei tramite arresto, ha fatto sapere il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve.