Francia ci riprova: scavalcato Parlamento per approvare Jobs Act

6 Luglio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Colpo di mano di Manuel Valls sulla riforma del lavoro. Il premier francese ha deciso di far ricorso ancora una volta, la seconda, al dispositivo di super fiducia ‘49.3’ per adottare il Jobs Act. Ma il parlamento, che verrebbe così bypassato, ha ancora un modo per bloccarlo: con una mozione di censura lanciata da un decimo dei presenti all’Assemblea nazionale (58 deputati) e votata dalla maggioranza assoluta (289 deputati). Nella storia repubblicana della Francia è stata adottata una sola volta, nel 1962.

Ma cos’è esattamente l’articolo 49.3? Si tratta di una disposizione costituzionale che consente di varare una legge senza passare per il voto del Parlamento, salvo una ‘mozione di censura’ da presentare entro 24 ore. “Non c’è più tempo da perdere”, ha detto invece Valls, sottolineando che quello promosso dall’esecutivo socialista è “un testo di progresso ed è stato oggetto di una lunga concertazione”.

La riforma somiglia da vicino al Jobs Act varato in Italia da Matteo Renzi all’inizio del suo mandato, quando il suo grado di popolarità era al top. Il suo omologo francese, che aveva fatto ricorso all’articolo 49.3 anche in prima lettura, ha motivato la sua decisione con la necessità di una riforma che aiuterà la crescita dell’occupazione “nell’interesse generale”.

“Ormai da trent’anni questo Paese si e’ eccessivamente abituato alla disoccupazione di massa, per questo dobbiamo agire”, ha tuonato Valls, assicurando che “con questa legge permetteremo piu’ flessibilita’ e maggiori chance per i lavoratori. Siamo determinati ad andare avanti”.

Tutto questo, mentre ieri le principali sigle sindacali francesi che si oppongono alla riforma del lavoro hanno indetto una dodicesima giornata di mobilitazione nazionale. Il rischio che sta correndo il governo del presidente Hollande con le sue azioni, senza aver veramente consultato le parti sociali, è grande, con alcuni osservatori che temono addirittura che scoppi una rivolta civile.

Va ricordato che il via libera definitivo della riforma che da quattro mesi avvelena il dibattito in Francia è atteso per il 20 luglio. Intanto, i deputati dell’ala più a gauche sono subito partiti a caccia delle 53 firme necessarie per sfiduciare il governo, mentre la destra ha abbandonato l’emiciclo in segno di protesta.