Fondo Atlante, i cinque grandi dubbi degli analisti

18 Aprile 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il fondo privato di salvataggio del sistema bancario, il fondo Atlante, presenta tanti punti oscuri. Secondo gli analisti di Kepler Chevreux ha le potenzialità per dare un contributo importante alle banche più travagliate, aiutandole a rafforzare i livelli di capitale e smaltire la montagna di sofferenze in portafoglio. Ma i dubbi sono tanti.

Tre sono gli scenari – uno di base, uno pessimista e uno ottimista – e cinque i lati oscuri del fondo Atlante citati dagli analisti che devono ancora essere chiariti. Ecco le principali incognite:

  1.  la selezione e il prezzo di trasferimento delle sofferenze al veicolo speciale (avverrà al valore di libro delle banche?);
  2.  la leva applicabile al fondo Atlante (massimo 10%?);
  3.  la leva che si può applicare al veicolo speciale (5 volte?);
  4.  l’acquisto delle banche di titoli junior del veicolo in relazione al loro contribuito in Npl;
  5.  la governance delle banche, dovesse Atlante diventarne azionista di maggioranza in sede di aumento di capitale.

Le sofferenze bancarie sono triplicate dall’inizio della recessione fino a sfiorare i 200 miliardi (196 miliardi di euro), 83 miliardi dopo l’applicazione della copertura cash del 57,6% (120% comprese le garanzie). I prestiti che non saranno ripagati pesano per il 4,6% sui crediti netti e per il 43% sul capitale.

Tre gli scenari possibili

Quanto agli scenari ipotizzati, quello di base prevede che il fondo Atlante reperisca dai capitali privati (Unicredit e Intesa Sanpaolo parteciperanno con tre miliardi) 5 miliardi di euro e che eserciti una leva del 10% (quindi 500 milioni), investendo 3,5 miliardi per sottoscrivere l’aumento di capitale delle banche e 2 miliardi di euro per acquistare titoli junior dal veicolo per i non-performing loans (Npl), ovvero altri 800 milioni.

“Il 30% del totale potrebbe essere acquistato dalle banche che contribuiscono con i loro npl. Calcolando una leva del veicolo di 14 miliardi di euro (pari a 5 volte), potrebbero essere acquistati 17 miliardi di euro di npl netti, ovvero 40 miliardi di euro lordi (21% del totale)”, dice la nota.

Lo scenario più pessimista vede invece il fondo Atlante racimolare 5 miliardi di euro (senza alcuna leva) e investire 3,5 miliardi per sottoscrivere gli aumenti di capitale delle banche e 1,5 miliardi per acquisire titoli junior dal veicolo speciale per i prestiti npl (altri 600 milioni, ossia il 30% del totale, potrebbe essere acquistato dalle banche che contribuiscono con i crediti deteriorati).

“Assumendo una leva del veicolo di 10,7 miliardi (5 volte), potrebbero essere acquistati 12,8 miliardi di npl netti, ovvero 30 miliardi di npl lordi (il 15% del totale) se il prezzo è in linea con il valore di libro delle banche, 33 miliardi (17%) se il prezzo è scontato del 3% rispetto al valore di libro”. Questo richiederebbe oltre 2 miliardi di accantonamenti ulteriori con un impatto di 92 punti base sul Cet 1 ratio.

Lo scenario più ottimista, che ricalca a grandi linee quanto promesso dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il fondo Atlante reperirà 6 miliardi di euro con una leverage fino al 10% (quindi 600 milioni), investirà 3,5 miliardi per sottoscrivere un aumento di capitale e 3,1 miliardi per acquistare titoli junior dal veicolo di npl (ulteriori 1,3 miliardi o il 30% del totale potrebbe essere portato dalle banche che contribuiscono con i prestiti inesigibili).

In questo caso se si prende in considerazione una leva degli Npl di 22 miliardi di euro (5 volte), potrebbero essere acquistati 26,5 miliardi di npl netti, il che implica 63 miliardi di Npl lordi (32% del ttoale) con un prezzo di acquisto in linea con il valore di libro delle banche (42,4% degli Npl lordi).