Fondi vanno cash per salvarsi dal futuro collasso dei Bond

23 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Che la liquidità scarseggi nei mercati del credito è evidente dallo scorso ottobre. Gli sbalzi di volatilità in mercati illiquidi sono per di più esacerbati dalla presenza costante di scambi ad alta frequenza.

Gli investitori nel mercato dei titoli di Stato, specie in Usa, stanno spostando i loro soldi nei futures e i gestori di fondi nell’obbligazionario societario si stanno servendo dei fondi comuni per mettersi al riparo dalla fuga di denaro, un fenomeno che dimostra come gli investitori stiano cercando di stare alla larga dai mercati del credito, facendo affidamento ai più redditizi strumenti derivati.

Tale tendenza non fa che portare la situazione all’esasperazione, rendendo i mercati ancora più illiquidi.

Un modo infallibile per mitigare i rischi è andare cash, come ha suggerito anche il manager di fondi di Fidelity, Spreadbury. L’ultimo in ordine di tempo ad adottare tale strategia è Jerry Cudzil di TCW, che la sta implementando per salvarsi dal prossimo selloff nonché da un possibile collasso del mercato dei Bond.

Il gruppo di Los Angeles, che ha in gestione attivi Usa del valore complessivo pari a 140 miliardi di dollari, sta accumulando denaro liquido nei suoi fondi obbligazionari. Tanto che, come riporta Bloombrg, la proporzione di cash è la più alta dalla crisi del 2008.

“Non ci accorgiamo mai di quando arriva la goccia che fa traboccare il vaso, finché non arriva”, ha commentato Jerry Cudzil, a capo delle attività di trading nel mercato del credito americano. “Non eravamo così tanto sulla difensiva dai tempi precedenti la crisi finanziaria”.

Il gruppo californiano, controllato da Carlyle, non è il solo: ormai l’8% dei portafogli dei fondi obbligazionari è formato da cash, la percentuale più alta da almeno il 1999, secondo i dati dell’Investment Company Institute.

Il ragionamento dei manager di TCW, Fidelity e gli altri fondi è semplice. La Federal Resrve adotterà presto la prima stretta monetaria dal 2006, dopo un lungo periodo di misure di allentamento straordinarie senza precedenti. Ciò getterà nel panico tutti quegli investitori che hanno puntato pesantemente in titoli del debito ad alto rischio per provare a ottenere qualche rendimento degno di tale parola in un mercato di tassi bassi da record.

Il tutto in un contesto economico che non sta migliorando. La seconda potenza mondiale, la Cina, sta rallentando, le prospettive per le economie industrializzate sono meno rosee rispetto all’anno scorso e la Grecia continua a rappresentare una minaccia destabilizzante in Europa e non solo.

Fonte: Bloomberg

(DaC)