Fondi pensione battono Tfr, ma la maggior parte degli italiani non si fida

20 Febbraio 2017, di Mariangela Tessa

Fondi pensione battono Tfr. A dieci anni dall’entrata in vigore della legge 252/2005 , un primo bilancio sembra confermare che chi ha optato per tenere in azienda il Trattamento di fine rapporto, ovvero l’80%, ha compito la scelta sbagliata.Dal confronto delle due opzioni, realizzato dal Sole 24 Ore insieme a Consultique (società di consulenza finanziaria indipendente), è che chi ha “mantenuto il Tfr in azienda” oggi ha un capitale inferiore rispetto a chi ha aderito alla previdenza complementare.

“E tra le diverse forme – si legge in un articolo del Sole 24 Ore – i fondi di categoria sono quelli che mostrano la capacità di rivalutazione maggiore: in media +44% sul Tfr. Il vantaggio resta comunque intorno al 25% anche se si sottrae dal capitale investito la quota di contribuzione volontaria e datoriale (rispettivamente 1%), tipica dei fondi negoziali e deducibile fiscalmente”.

Nel dettaglio, continua il quotidiano economico:

“I fondi pensione, che utilizzano la finanza a fini previdenziali, hanno mostrato di saper rivalutare i contributi dei lavoratori sui mercati finanziari, più del tasso di rivalutazione del trattamento di fine rapporto (75% dell’inflazione più 1,5%); un tasso ambizioso per uno strumento prudente, eppure battuto dal sistema previdenziale, nonostante non siano mancate in questi anni le crisi finanziarie. Da registrare che su 54 comparti dei fondi negoziali attivi il primo gennaio 2007 solo 6 mostrano rendimenti inferiori a quelli del Tfr; tra i fondi aperti oltre i due terzi battono il Tfr”.

Ma se l’adesione ai fondi pensione è piú conveniente, perché solo una minoranza vi aderisce?

Diverse le ragioni e oggetto di studi, non solo di politici ed esperti di previdenza ma anche di psicologi: la finanza comportamentale spiega quanto sia difficile costruirsi un piano di lunghissimo termine senza soluzioni semi-obbligatorie o “spinte” del sistema. La volontarietà lascia soli i lavoratori, liberi più spesso di sbagliare che di fare il proprio interesse. Tanto che alle migliori performance finanziarie spesso non corrisponde eguale “successo” di adesioni: secondo l’ultimo bollettino Mefop, al fondo di categoria con il miglior rendimento a dieci anni, Astri (comparto bilanciato, +58,98%), è iscritto poco più della metà degli aventi diritto; a Cooperlavoro (secondo in classifica), meno di uno su 5.